Il cosiddetto Dl Sicurezza divide la giustizia italiana. Dopo la decisione dei tribunali fiorentini di confermare l’obbligo di registrazione come residente di un richiedente asilo somalo al Comune di Scandicci, il giudice civile di Bologna ha promosso una soluzione analoga per altri due richiedenti asilo del comune felsineo.

Il ministro dell’Interno e leader della Lega, Matteo Salvini, intervenendo sull’accaduto ha rimproverato i giudici di aver strumentalizzato le leggi e di essere dei politici di sinistra; accuse contro cui risponde a tono il sindaco di Bologna, Virginio Merola, che ha appoggiato la decisione del tribunale. Il sindaco ha ribadito che «La norma è illegittima e la magistratura è indipendente». Sulla richiesta di ricorso del leader leghista, il sindaco ha aggiunto che «un ministro fa ricorso ma non minaccia i giudici di essere di parte. Io rispetterò la legge e applicherò la sentenza. Salvini faccia bene i suoi provvedimenti invece di fare propaganda».

Il decreto legislativo prevede che, per poter ottenere l’iscrizione anagrafica in comune, non sia sufficiente il documento che attesti il permesso di soggiorno per richiesta di asilo. Tuttavia, di contro, la magistratura toscana ha valutato che «ogni richiedente asilo, una volta che abbia presentato la domanda di protezione internazionale deve intendersi comunque regolarmente soggiornante in quanto ha il diritto di soggiornare nel territorio dello Stato durante l’esame della domanda di asilo». Infatti in caso contrario il diniego di iscrizione all’anagrafe risulterebbe discriminatorio.

I giudici si trovano così a sconfessare il decreto sicurezza che tuttavia, secondo il parere dei giudici, è in contrasto con norme di livello superiore, generando un conflitto tra la gerarchia delle fonti, aprendo così un nuovo caso di conflitto mediatico.