«La Costituzione è di tutti ed è per tutti; pure per chi è detenuto, con i doveri e le relative responsabilità, ma anche con i diritti e le relative tutele». Lo ha detto il presidente della Corte Costituzionale, Giorgio Lattanzi, aprendo la sua relazione annuale, davanti al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e alle più alte cariche dello Stato, ricordando il 'viaggio' nelle scuole e nelle carceri che i giudici della Consulta, dallo scorso anno, stanno svolgendo in tutta Italia, la cui idea di fondo è quella di «diffondere la cultura della Costituzione, farne capire i valori ma anche la protezione che essa rappresenta per tutti». La Costituzione «non è una legge come le altre, sia pure posta a un livello superiore, ma qualcosa di diverso, un lascito dei costituenti, che sta a tutti noi e soprattutto ai giovani custodire e conservare», ha aggiunto Lattanzi, che in particolare, ha voluto ricordare la «vera commozione» provata nel penitenziario romano di Rebibbia «quando ho visto tutti i detenuti in piedi cantare l'inno di Mameli, alcuni con la mano sul cuore: in quell'occasione - ha sottolineato - avevo detto che la Costituzione per la persona, per qualunque persona, anche per chi è detenuto, è una protezione, uno scudo».

Parlando di numeri e del lavoro svolto durante l’anno Lattanzi ha sottolineato che «Nel 2018 la Corte ha pronunciato 186 sentenze e 64 ordinanze, per un totale di 250 provvedimenti. I giudizi definiti sono stati 359 e le questioni pervenute 301, con una conseguente riduzione dei giudizi pendenti, dai 376 di fine 2017 ai 318 di fine 2018».

Il presidente ha inoltre ricordato che  «La Costituzione ha accompagnato l'evoluzione del Paese, anche attraverso l'opera della Corte costituzionale», è «ancora attuale» e le sue parti sono «tra loro collegate, dando luogo a un meccanismo complesso che sarebbe pericoloso modificare». E ha continuato dicendo che la Consulta deve «offrire un'indefettibile tutela» anche quando «la Costituzione impone un obbligo di normare» «settori della vita sociale dai quali la legge si è indebitamente ritratta». Su questo piano «si relaziona con il Parlamento attraverso i cosiddetti moniti». Ma tale «tecnica sarebbe destinata a maggior impiego e successo se il Parlamento sapesse trarne spunto per avviare le dovute riforme legislative, ciò che purtroppo non sempre accade».

Il presidente ha anche rimarcato quanto «La perdurante crisi economica continua ad alimentare tensioni quanto ai profili finanziari dell'autonomia regionale, posto che quest'ultima può svolgersi compiutamente solo se è in grado di disporre delle risorse economiche necessarie all'espletamento delle funzioni di competenza, e a condizione che esse siano attribuite secondo modi e tempi che permettono un'idonea programmazione della spesa».

Riguardo al caso dj Fabo, Giorgio Lattanzi ha sottolineato che «Con l'ordinanza Cappato la Corte ha inteso evidentemente riconoscere il primato delle Camere nel definire dettagliatamente la regolamentazione della fattispecie in questione, perciò confido fortemente che il Parlamento dia seguito a questa nuova forma di collaborazione, nel processo di attuazione della Costituzione, e non perda l'occasione di esercitare lo spazio di sovranità che gli compete». L'ordinanza sul caso Cappato e la morte di Dj Fabo è stata emessa nello scorso ottobre «al fine di adempiere al dovere di eliminare disposizioni incostituzionali preservando la discrezionalità legislativa, la Corte ha rinviato la trattazione della questione di circa un anno, nel contempo offrendo ampia motivazione sulle ragioni per le quali ha ritenuto profilarsi l'incostituzionalità della norma impugnata». Una nuova tecnica, quella dell'«incostituzionalità prospettata», che, ha rilevato Lattanzi, «sarebbe anzitutto un successo per la funzione rappresentativa del legislatore, che andrebbe perduto se tale funzione non fosse in concreto esercitata». Con l'ordinanza Cappato, la Corte ha ravvisato, ha ricordato Lattanzi, la «criticità costituzionale» dell'articolo 580 del codice penale, «nella parte in cui incrimina chi agevola il suicidio del malato irreversibile e sofferente che, liberamente e consapevolmente, rifiuta cure mediche, necessarie alla sopravvivenza, contrarie al suo senso di dignità», ma nello stesso tempo, «ha considerato che la regolamentazione delle condizioni e dei modi di esercizio del diritto a sottrarsi in modo definitivo alla terapia con l'aiuto materiale di terze persone fosse da un lato costituzionalmente necessaria, e dall'altro esorbitante dal campo decisorio della Corte, e invece di pertinenza del legislatore».

Nella sua relazione annuale sulla giurisprudenza costituzionale Lattanzi ha poi affermato che sono state poste «le giuste premesse per una sempre più stretta integrazione europea attraverso il diritto», che «non abdica alla tutela dei principi supremi dell'ordine costituzionale». «Il patrimonio accumulato in oltre sessanta anni di attività, vivificato dal dialogo con le Corti europee e internazionali, e alimentato dal prezioso apporto delle giurisdizioni comuni, sempre più compenetrate dai valori costituzionali, sarà il bastone al quale appoggiarsi con fiducia lungo il cammino», ha concluso.

E ancora, parlando del contenimento della spesa da parte delle Regioni, ha evidenziato che «Le misure di contenimento della spesa pubblica indirizzate al sistema regionale devono presentare un carattere necessariamente temporaneo». «Nel contempo - ha proseguito - sul versante dei bilanci regionali più volte la Corte ha messo in luce l'importante collegamento tra il principio di rendicontazione e quello di rappresentanza democratica, e ha osservato che la funzione dei bilanci e dell'obbligo di 'rendere il conto' risiede essenzialmente nell'assicurare ai membri della collettività la cognizione delle modalità di impiego delle risorse e dei risultati conseguiti da chi è titolare del mandato elettorale'. Su questa linea con la sentenza n. 49 del 2018 la Corte ha dichiarato l'illegittimità costituzionale, per violazione dell'art. 81 Cost., dell'intera legge della Regione Abruzzo n. 16 del 2017 di approvazione del rendiconto generale del 2013. La sentenza ha osservato che 'la trasparenza dei conti risulta elemento indefettibile per avvicinare in senso democratico i cittadini all'attività dell'Amministrazione, in quanto consente di valutare in modo obiettivo e informato lo svolgimento del mandato elettorale, e per responsabilizzare gli amministratori, essendo necessariamente servente al controllo retrospettivo dell'utilizzo dei fondi pubblici».

Sul caso Diciotti, e in particolare sulla decisione assunta dal Parlamento sul ministro Salvini, e sul fatto che tale decisione sia in qualche modo appellabile, Lattanzi ha detto che «La strada teorica è quella del conflitto di attribuzione tra poteri dello stato: l'autorità giudiziaria può sollevarlo se ritiene che la decisione non sia giustificata. Poi bisogna vedere se il conflitto è ammissibile».  «La Costituzione opera nel territorio dello Stato e nell'ambito delle acque territoriali dello Stato, non in Libia o in relazione a vicende che avvengono in prossimità delle coste libiche» ha detto ancora il presidente, parlando dell'applicazione dei nostri principi costituzionali in riferimento a quei migranti che vengono respinti in Libia.