Si è svolto questa mattina, presso l'Università di Milano (Sala Napoleonica), il convegno "Prevenzione e repressione della corruzione nel contesto internazionale: Italia e Stati Uniti" promosso dall’agenzia di comunicazione The Skill, dall’Università di Milano, dall’American Chamber Of Commerce in Italy e dallo Studio legale Bana. Al centro del dibattito lo studio delle dinamiche dei fenomeni corruttivi attraverso il confronto delle attività svolte, in ambito preventivo, da magistratura, università, Anac e AmCham.

Al convegno, moderato dall'avvocato Antonio Bana, hanno partecipato Raffaele Cantone (Presidente Autorità Nazionale Anticorruzione), Sergio Spadaro (Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Milano), Simone Crolla (Consigliere Delegato AmCham Italy), Elio Franzini (Rettore Università degli Studi di Milano), Gian Luigi Gatta (Ordinario di Diritto Penale presso l’Università degli Studi di Milano), Angela Della Bella (Associato di Diritto Penale presso l’Università degli Studi di Milano) e Marcello Dolores (Vice President Corporate Legal and Regulatory Affairs for Southern Europe Discovery Networks).

Tra i protagonisti dell’incontro, come detto, il presidente dell'Autorità Nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone che, senza nominarlo, ha innanzitutto replicato al sottosegretario leghista alle Infrastrutture e ai Trasporti, Armando Siri dichiarando: «Ho sentito ricette curiose: l'ultima è che la corruzione si possa vincere con il buonsenso. Devo dire, da magistrato e da presidente dell'Anac, che il buonsenso non ci ha portato grandi risultati. Ci auguriamo che l'Italia abbia un buonsenso così spiccato da sconfiggere la corruzione, ma se a oltre 25 anni da Tangentopoli stiamo ancora discutendo di corruzione, forse il buonsenso non è un buon argine contro la corruzione». Rispetto all'ipotesi di fare a meno dell'Anac il presidente ha precisato che «l'opzione di dotarci di meccanismi anticorruzione non è una nostra scelta, ma deriva dall'obbligo dei trattati internazionali. Lo dico a chi predica rimedi raffazzonati. Non si può fare a meno dei meccanismi anticorruzione, a meno di non uscire dalle convenzioni internazionali». Nell'occasione Cantone ha ribadito di apprezzare la legge spazza corrotti, anche se - ha precisato - «il temine mi piace poco, perché  i corrotti li dobbiamo evitare e non spazzare». In particolare il numero uno della Anac  ha sottolineato di apprezzare soprattutto l'inasprimento delle misure accessorie inserito nella legge proposta dal ministro Bonafede. «Non me ne frega niente che corrotti e corruttori stiano in carcere, mi interessa che stiano lontani alla cosa pubblica», ha spiegato Cantone. «Se ci dovessimo avviare all'idea di una corruzione che si contrasta solo attraverso misure repressive e secondo cui il codice degli appalti è una perdita di tempo, non dovremmo poi stupirci se il paese a livello internazionale perde credibilità»  ha continuato il presidente dell'Anac.


Cantone ha anche evidenziato una nota positiva che riguarda il nostro Paese: «In questi anni abbiamo fatto grandi passi avanti: l'Italia è migliorata di 16 punti nella classifica mondiale sulla corruzione percepita e ha messo in campo un modello di riferimento a livello internazionale così come era già avvenuto sul fronte antimafia. I cittadini sentono che si è attivata un'attenzione effettiva nel contrasto alla corruzione». «Dietro al fatto corruttivo - ha proseguito Cantone - c'è una dimensione soggettiva e soprattutto organizzativa, di compliance. Per questo è importante lavorare con fiducia nella prevenzione, credendo nella Pubblica Amministrazione. Ragion per cui non mi convince l'idea di presunti agenti provocatori o di imbottire di cimici gli uffici per individuare comportamenti illegali. Piuttosto mi dà maggior fiducia l'idea di uno Stato che valorizzi le parti migliori della Pubblica Amministrazione». «Dobbiamo insistere sulla trasparenza che trova la sua ragione di fondo nel fatto che il cittadino è il proprietario della PA e dobbiamo puntare a superare e sconfiggere i conflitti d'interesse».


Sulla questione Consob Cantone ha rivelato che domani l'Anac deciderà se Paolo Savona, attuale ministro per gli Affari europei, sia compatibile alla carica di presidente della Consob, a cui è stato nominato lo scorso 5 febbraio dal Consiglio dei Ministri.

Sulla vicenda Tav, invece, il presidente Anac ha dichiarato che bisogna applicare il diritto francese e per questo motivo l'Autorità nazionale anticorruzione non ha competenza. «Sulla Tav non abbiamo nulla da dire – queste le parole di Cantone -  perché lì si applica il diritto francese e l'Autorità non è assolutamente competente, perché non ha competenza sull'applicazione di diritti stranieri», ha spiegato .

Cantone ha continuato dicendo di non essere preoc
cupato dal decreto sblocca cantieri, che a breve dovrebbe approdare in Consiglio dei Ministri, ma ha esortato affinché si tratti di una misura che 'sblocchi' davvero. «Ad oggi le norme di cui si sta parlando non mi preoccupano particolarmente, perché non mi pare che ci siano indicazioni di deroghe tali, che possano creare rischi di corruzione», ha detto.

Il presidente dell'Anac resta comunque critico sull'innalzamento della soglia per l'affidamento degli appalti diretti: «Mi ha preoccupato la norma sui 150 mila euro», ha spiegato. «Io - ha detto ancora Cantone - credo che il vero problema sia quello di individuare meccanismi che siano davvero utili allo sblocco dei cantieri e che non siano, come è avvenuto tante volte, misure 'alla sblocca Italia', che poi non sbloccano nulla». Per il presidente dell'Anac è giusto che il codice degli appalti vada rivisto ma bisogna "stare attenti a fare continui annunci». «Ben venga la revisione - ha spiegato - considerato che il codice non ha dato ottima prova di sé. E' giusto che venga in qualche modo fatto oggetto di revisione. Credo che bisogna stare attenti però a fare annunci continui, perché questa è una materia che, per sua natura, richiede grande stabilità» ha concluso.