Svolta nelle indagini sul caso di Emanuele Scieri, il parà di leva siracusano che fu trovato morto a 26 anni il 16 agosto del 1999 nella caserma di Pisa presso cui prestava servizio. Secondo quanto si apprende, infatti, un ex commilitone sarebbe accusato di concorso in omicidio. Alessandro Panella, romano, classe 1979, è ora oggetto di un provvedimento di arresti domiciliari.

Secondo gli inquirenti, la sera del delitto Scieri, il parà siciliano avrebbe subito violenti atti di nonnismo che provocarono la caduta dalla scala dove probabilmente aveva cercato riparo. Ci sarebbero inoltre altri due indagati che non avrebbero soccorso il giovane, che avrebbe potuto essere salvato.

Scieri era arrivato in caserma 3 giorni prima, il 13 agosto, e in quel giorno funesto con alcuni commilitoni aveva fatto una passeggiata nel centro di Pisa. Rientrato in caserma, non aveva però risposto al contrappello delle 23:45. Tutti pensano che non sia rientrato, mentre in realtà è già morto: il suo cadavere rimarrà per tre giorni ai piedi di quella scala.

Fin da subito gli amici e i familiari del militare avevano rifiutato spiegazioni che parlassero di suicidio o di incidente. Col passare del tempo l’ipotesi del nonnismo violento è stata rinvigorita da molti elementi che la supportavano, oltre al venire a galla di prassi del genere fra i militari.

Il quotidiano “La Stampa” ha ricostruito gli elementi a supporto di questa ipotesi, come il ritrovamento di una scarpa trovata distante dal corpo o le ferite incompatibili con la caduta. Queste incongruenze, insieme a 45 audizioni e 6 mila pagine di documenti, hanno condotto la Procura di Pisa a riaprire l’inchiesta. Un ruolo chiave è stato interpretato dalla commissione parlamentare d’inchiesta, istituita nel 2016 e presieduta dalla parlamentare Sofia Amoddio. Secondo il gip di Pisa, che ha firmato il provvedimento di arresto, il 39enne Panella, che è anche cittadino americano, era pronto a fuggire negli Stati Uniti dopo aver appreso delle indagini a suo carico.