Sono ormai chiari i risultati delle elezioni dei membri togati del Consiglio superiore della magistratura, che hanno visto la vittoria della corrente moderata di Magistratura Indipendente, insieme alla débâcle delle liste di sinistra riunite in Area e della nuova corrente Autonomia & Indipendenza, guidata dal celebre pm di Mani Pulite, Piercamillo Davigo. Sul punto si esprime il segretario generale di MI, il procuratore Antonello Racanelli, intervistato questa mattina per Il Tempo da Valeria Di Corrado.

Racanelli definisce quello del suo gruppo «un risultato storico», evidenziando come MI ha «raddoppiato la compagine, passando da 3 a 5 consiglieri». «E poi – prosegue il pm – dopo oltre vent’anni abbiamo conquistato uno dei due posti di legittimità». La soddisfazione per Mi arriva anche per un risultato che non è stato scalfito dalla scissione interna voluta da Davigo del 2015.

Interrogato sul successo dell’ex presidente di Anm, Racanelli fa notare «l’abisso» che c’è fra i 2.600 voti ricevuti da Davigo e i 900 totali ricevuti dai suoi candidati per i giudici di merito. Il record di preferenze del pm di Mani Pulite, dunque, sarebbe per Racanelli attribuibile «a un fenomeno mediatico legato esclusivamente alla sua figura». Secondo il segretario di MI, infatti, Davigo vince perché «è visto come l’ultimo simbolo rimasto di Mani Pulite, è stato votato dai magistrati giovani che sono rimasti colpiti dalla sua presenza mediatica». Spiega ancora Racanelli come Davigo sia stato «il candidato che ha goduto di maggiore visibilità, oltre a essere sponsorizzato da alcuni organi di stampa. Poi Davigo è stato premiato per la “guerra” che ha dichiarato al “correntismo”, anche se poi lui stesso è stato nominato presidente di sezione in Cassazione grazie a questo sistema, avendo fondato A&I, che è una corrente come tutte le altre».

Alla giornalista che gli chiede lumi riguardo ai collegamenti fra i partiti grillini e populisti e lo stesso Davigo con la sua corrente, il procuratore rileva come sia «un dato di fatto che alle iniziative politiche organizzate dal M5S abbiano partecipato magistrati che fanno riferimento al gruppo di A&I, come ad esempio Nino Di Matteo».  Racanelli definisce poi «anomala» la maggioranza politica creatasi a seguito di un “contratto” di governo firmato da «partiti che dicono di avere idee diverse»: sarà dunque questa la sfida che attende il nuovo Csm.

«Ci sono buone possibilità di dialogo» dice poi Racanelli, riferendosi al governo in carica. «Totale» invece la contrarietà alla proposta di scegliere per sorteggio i membri del Csm, e nonostante pensi che «ci possa essere un confronto proficuo sui temi della prescrizione e della legittima difesa», il segretario generale di MI nutre «perplessità sull’idea di combattere la corruzione con gli stessi strumenti usati per la lotta alla criminalità organizzata» mentre reputa «positiva la sospensione, voluta dal ministro, della legge sulle intercettazioni».

In chiusura, alla giornalista che chiede se il voto per il Csm rispecchi quanto successo a livello politico negli ultimi mesi, Antonello Racanelli spiega come sia un parallelismo difficile da fare, anche se «sicuramente quello di Davigo rappresenta un voto di protesta come lo è stato il voto che ha portato al trionfo di Lega e M5S». «Davigo ha anche beneficiato della “débâcle” della magistratura definita di sinistra – conclude il segretario di MI – Area ha dimezzato i suoi consiglieri, passati da 7 a 4».