Si è concluso con un’archiviazione lo scandalo giudiziario che aveva travolto il giudice della Corte Costituzionale Nicolò Zanon. Il gip di Roma ha disposto infatti la chiusura del procedimento per peculato d’uso, chiesta già dalla Procura il 23 marzo. Zanon si trovava indagato perché secondo l’accusa avrebbe messo a disposizione della moglie Marilisa D’Amico, ex consigliere comunale a Milano per il Pd, l’auto concessagli in uso esclusivo per la carica ricoperta, con buoni carburante annessi. La Procura sosteneva infatti che la signora avesse utilizzato il mezzo e l’autista per alcune trasferte in città e verso la località di Forte dei Marmi. Allo scoppiare del caso Zanon aveva rassegnato le dimissioni, respinte tuttavia dalla Corte Costituzionale.

Adesso secondo Paolo Ielo, procuratore aggiunto, bisogna considerare – questo scrive nella sua richiesta d’archiviazione – l’entrata in vigore del nuovo regolamento che non prevede più l’uso a terzi dell’auto blu. Della vicenda si era occupato il prof. Andrea Camaiora, che in un articolo su Lettera43 aveva espresso le sue perplessità riguardo al caso, evidenziando i problemi di opportunità del gesto di Zanon al di là delle evidenze giudiziarie, in un «un misto di ipocrisia e caccia alle streghe». Camaiora, attento a «l’aria che tira nel nostro paese», ha invitato i «nuovi vip» a stare «attenti»: «Ponderate bene le vostre scelte e i vostri comportamenti, - scrive il professore - anche quelli apparentemente meno gravi, per non incorrere in problemi».

Zanon ha 57 anni ed è diventato giudice della Consulta il 18 ottobre 2014, su nomina di Giorgio Napolitano. È stato membro del Csm su indicazione di Silvio Berlusconi e professore di diritto costituzionale comparato all’Università di Torino. La sua difesa sosteneva che l’utilizzo dell’auto da parte della moglie di Zanon potesse essere giustificato da un’interpretazione estensiva dell’uso esclusivo previsto dal regolamento. Il mezzo e l’autista sono benefits concessi dalla Corte Costituzionale ai suoi componenti, insieme a computer e cellulare. I giudici della Consulta percepiscono inoltre uno stipendio di 360mila euro l’anno e dei buoni carburante da utilizzare nelle trasferte in auto.