È iniziato questa mattina l’esilio forzato delle aule del tribunale di Bari, dopo che l’edificio è stato dichiarato inagibile. La Protezione civile regionale ha allestito tre tensostrutture all’interno delle quali oggi si sono svolte le udienze di rinvio dei processi penali ordinari. All’ingresso del palazzo di via Nazariantz ci sono i bagni chimici e le indicazioni delle aule “temporanee” all’interno del parcheggio. Solo la tenda più grande, 200 metri quadrati, è dotata di un impianto di condizionamento, mentre le altre da 75 metri quadrati no. Un cartello a firma dei giudici presidenti delle sezioni penali recita « Non avremmo mai voluto celebrare una udienza sotto una tenda della Protezione civile». 

Secondo il segretario dell’Associazione Nazionale magistrati di Bari, Rosa Calia Di Pinto, «la sensazione è bruttissima, siamo costernati. Negli ultimi due anni e mezzo – spiega Di Pinto – abbiamo fatto di tutto per smaltire l’arretrato, arrivando a scrivere ciascun giudice fino a 450 sentenze all’anno e ora tutto il lavoro fatto rischia di essere buttato all’aria». Il procuratore aggiunto Roberto Rossi si unisce alla denuncia: «Non è il momento di trovare i colpevoli ma di risolvere i problemi – dichiara – Auspico un intervento quanto più rapido possibile delle istituzioni centrali». 

Già ieri il sindaco di Bari Antonio Decaro aveva chiesto lo stato di emergenza. Alle 13 è arrivato al tribunale di Bari anche il vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini, per incontrare i magistrati e fare un sopralluogo. Quindi la protesta: magistrati, avvocati e cancellieri marciano silenziosamente e con le toghe al braccio, dal tribunale inagibile verso la sede di piazza De Nicola, dove si terrà una riunione con i vertici degli uffici, i rappresentanti del ministero della Giustizia e lo stesso Legnini. La manifestazione, voluta dall’Anm, ha trovato subito l’adesine del Consiglio dell’Ordine e della Camera penale. In tutto, gli addetti ai lavori in marcia erano un migliaio, con in terta il presidente di Anm Bari Lorenzo Gadaleta e la segretaria Di Pinto. Al loro fianco il presidente dell’Ordine, Giovanni Stefani, e il presidente della Camera penale, Gaetano Sassanelli

Il presidente nazionale di Anm Francesco Minisci ha descritto la volontà dei magistrati di continuare a lavorare nelle tende come «una grande testimonianza dell’elevatissimo senso delle Istituzioni della magistratura barese e della piena consapevolezza, da parte degli avvocati e del personale amministrativo, dei propri importanti compiti al servizio della Giustizia». Interviene sulla questione anche l’avvocato Domenico Attanasi, coordinatore area Sud dell’Associazione nazionale giovani avvocati. «La gravissima situazione venutasi a creare in queste ore  - denuncia Attanasi - che ha investito gli Uffici giudiziari baresi è una vera e propria sciagura ampiamente prevista dopo oltre dieci anni di avvertimenti caduti tutti nell'oblio dell'indifferenza».