Giornata finale, quella di oggi, per l’ottava edizione del Salone delle Giustizia presso il Centro Congressi Parco dei Principi di Roma. L’intervento conclusivo della manifestazione è stato affidato al Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati. «Sono convinta che il rapporto tra gli uffici giudiziari e il sistema dell’informazione – ha detto l’onorevole Casellati - sia non uno dei temi, ma il tema focale per quanto riguarda la qualità del servizio reso ai cittadini». La seconda carica dello Stato ha poi continuato il suo discorso spiegando come «troppo spesso la sovraesposizione, più o meno volontaria, ha prodotto un corto circuito in grado di autoalimentarsi, senza risparmiare persone terze che nulla avevano a che fare con le ipotesi criminali avanzate dagli uffici inquirenti». 

La presidente del Senato ha quindi proseguito parlando dei casi di violazione del segreto istruttorio. «Violarlo – ha dichiarato - significa da un lato ledere il diritto alla riservatezza di coloro che, venendo chiamati indirettamente in causa, sono a tutti gli effetti estranei alle ipotesi criminose e, dall'altro, mettere a repentaglio la stessa dinamica delle indagini o, quanto meno, il loro completamento. Non meno importante è, ovviamente, la possibile - e come sappiamo non rara - spettacolarizzazione della Giustizia. Una sorta di processo nel processo il cui esito, - spiega Casellati - il più delle volte, finisce per essere contraddittorio. Quanti innocenti, già condannati dagli improvvisati tribunali mediatici non hanno più potuto riprendere la loro precedente vita? E, al contrario, quanti condannati hanno potuto addirittura trarre giovamento dalla loro sovraesposizione, con tanto di inaccettabili ritorni economici?». 

Nel giudizio della senatrice di Forza Italia, il fatto che i magistrati possano dissertare sulle loro indagini o processi in corso è «inaccettabile» perché è «una sorta di autopromozione del proprio operato». Casellati ha poi condannato i bavagli e le censure che ledono il diritto e la giustizia. Sul rapporto tra magistrati e politica, poi il presidente del Senato ha detto che «non può essere sottovalutato il rischio che proprio a seguito di una voluta e cercata sovraesposizione mediatica, il magistrato, nel frattempo diventato personaggio pubblico, finisca per utilizzare tale visibilità per accedere all'impegno diretto in politica, facendo venir meno il principio di terzietà». In conclusione secondo Casellati «la soluzione di queste problematiche potrebbe finalmente liberare il dibattito sull'efficientamento della giustizia da posizioni pregiudizialmente contrapposte, rimettendo nei giusti binari un percorso che deve puntare esclusivamente a garantire più diritti, in tempi più brevi, con le dovute modalità». «In una parola: – ha chiuso il suo intervento il presidente del Senato – più giustizia».