Arriva una nuova condanna per l’ex comandante Francesco Schettino, alla guida della nave Costa Concordia nelle ore della tragedia del Giglio. L’imputazione adesso è per «deturpamento di bellezze naturali» e la condanna è stata disposta dalla Corte di appello di Firenze, interpellata dopo il giudizio di primo grado del Tribunale di Grosseto, che si era già espresso in tal senso. Così in secondo grado Schettino vede confermata la condanna a un’ammenda di 5mila euro

L’ex comandante sta già scontando una pena relativa al naufragio che portò alla morte di 32 persone. Schettino è infatti in carcere dove rimarrà per 16 anni. «Questa condanna - spiega l'avvocato Claudia Ricci, parte civile al processo per l’Ente nazionale protezioni animali - non può rendere giustizia dei gravissimi danni causati dal comandante Schettino con il naufragio della Concordia tuttavia è importante e significativo che il giudice abbia sanzionato l’illiceità della condotta dell'imputato dal punto di vista dei danni causati al paesaggio».

La pronuncia della Corte di Cassazione, che ha confermato le sentenze dei gradi precedenti, stabilì allora che fu proprio Schettino a pianificare la rotta che poi provocò l’incidente, «ordinando di procedere con timone alla mano». Secondo i giudici della Suprema Corte, il comanddante avrebbe utilizzato «una manovra spericolata», su «rotta e velocità del tutto inadeguate». Si lesse ancora nella sentenza che il comandante «avrebbe potuto ripristinare la rotta programmata e in ogni caso gli errori e le omissioni attribuiti ad altri ufficiali non furono in alcun modo decisivi, né tanto meno tali da ingannare il comandante sullo stato della navigazione». 

Quella notte Schettino abbandonò anche la nave, rinunciando a coordinare le operazioni di salvataggio. Secondo la difesa, il comandante si sarebbe allontanato dalla plancia senza una radio con sé per comunicare con l’equipaggio. Ma i magistrati ritengono provata la volontà di abbandonare definitivamente la nave, per il fatto che Schettino si diresse nella sua cabina «a prendere un giubbotto anonimo e i documenti di bordo» e «nonostante le sollecitazioni a tornare a bordo ( la famosa telefonata del comandante Gregorio de Falco, ndr) per coordinare i soccorsi, rimase sugli scogli della Gabbianara».