Giovedì 2 novembre, il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro della Giustizia Andrea Orlando, ha approvato in esame preliminare due decreti legislativi di attuazione della legge di riforma della giustizia. Ora passerà all’esame delle commissioni Giustizia di Camera e Senato, prima di tornare al Consiglio dei ministri per l’approvazione definitiva.

Il decreto regola l’utilizzo delle intercettazioni telefoniche. Innanzitutto introduce nel codice penale il delitto di "diffusione di riprese e registrazioni di comunicazioni fraudolente", che prevede il carcere fino a quattro anni per chi, partecipando a incontri o conversazioni riservate con la persona offesa, ne raccolga senza il consenso il contenuto con microfoni o telecamere nascoste al fine di diffonderlo per recare danno alla sua reputazione. In questo caso, la punibilità è esclusa se la registrazione senza consenso è utilizzata durante il processo come esercizio del diritto di difesa o nell’ambito del diritto di cronaca.

Con il decreto, viene vietata la trascrizione, anche sommaria, delle comunicazioni o delle conversazioni considerate irrilevanti per le indagini e di quelle che hanno a che fare con dati personali sensibili: il pm non potrà più copiare integralmente i testi delle telefonate, ma dovrà motivare la richiesta di trascrizione in caso ritenga rilevante la comunicazione intercettata.

Vengono acquisite solo le comunicazioni e le conversazioni considerate rilevanti da parte del giudice, che può procedere anche d’ufficio allo stralcio delle registrazioni e dei verbali di cui è vietata l’utilizzazione.

Inoltre, i colloqui tra avvocato e assistito non potranno essere più riportati nei verbali della polizia. I trojan, malware che vengono installati nei dispositivi, sono consentiti per l’intercettazione in ambito domiciliare soltanto per delitti di criminalità organizzata o terrorismo. In caso contrario, il giudice dovrà motivare la sua scelta e indicare gli ambienti in cui avverrà l’intercettazione.