Non solo Francesco Bellavista Caltagirone. Il processo sulla costruzione del porto di Imperia, fondato sull’accusa di truffa ai danni dello Stato, conclusosi con assoluzioni per tutti gli imputati sia in primo che in secondo grado, non ha travolto soltanto la vita dell’imprenditore romano a capo del gruppo Acqua Marcia.

Un’altra vittima della malagiustizia è stato Carlo Conti, ex direttore della Porto di Imperia Spa, incaricata della realizzazione del porto turistico. Anche lui arrestato (180 giorni di carcerazione preventiva), messo alla gogna e poi assolto in primo grado e in appello.

“Ho settant’anni, ma è come ne avessi cinque in più: quelli passati a difendermi da una incredibile serie di accuse che alla fine, cioè davanti ai giudici di primo e secondo grado, si sono rivelate infondate”, ha spiegato Conti in un’intervista al Secolo XIX all’indomani dell’ennesima assoluzione. “Non voglio evocare gli strali di Berlusconi contro la giustizia, ma obiettivamente qualcosa di strano, anzi di sospetto, è avvenuta. Compresi quei 180 giorni di detenzione preventiva che hanno battezzato il mio ingresso ufficiale e per certi versi pirotecnico nell’inchiesta sul porto. Sono stato assolto con formula piena e gli amici ora mi danno una pacca sulla spalla dicendomi che ho vinto, che il peggio è passato. Ma non è così. Sono ancora più incazzato di prima”.

Il giorno successivo al deposito delle motivazioni dell’ultima sentenza che ha confermato l’assoluzione, Conti ha depositato un’istanza di risarcimento per ingiusta detenzione: ottanta giorni di carcere e un centinaio agli arresti domiciliari. Sulla quantificazione dei danni - economici, biologici e di immagine - non si sbilancia, ma a giudicare dal piglio e dalla determinazione che gli si leggono sul volto, non sarà una richiesta simbolica.

Se confermato il risarcimento, a pagare, ancora una volta, sarà lo Stato, cioè noi. Ecco perché il tema dell’abuso della carcerazione preventiva dovrebbe interessare tutti i cittadini.