Nella giornata di ieri, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato dai legali di Totò Riina annullando con rinvio la decisione del Tribunale di sorveglianza di Bologna che aveva rigettato la richiesta di differimento della pena o concessione dei domiciliari per il "Capo dei capi".

La decisione della Suprema corte si fonda su un principio messo nero su bianco nella sentenza, ossia «l'esistenza del diritto a morire dignitosamente» che «deve essere assicurato al detenuto». Nell'annullare la decisione del Tribunale di sorveglianza, la Cassazione ha inoltre contestato il rilievo di «altissima pericolosità» del soggetto sollevato dai giudici di primo grado, ricordando che «le eccezionali condizioni di pericolosità devono essere basate su precisi argomenti di fatto rapportati all'attuale capacità del soggeto di compiere, nonostante lo stato di decozione in cui versa, azioni idonee in concreto a integrare il pericolo di recidivanza».