Processi lenti
«Nel corso del 2010, lo Stato italiano ha riportato numerose condanne (95 su 98 provvedimenti), la maggior parte delle quali tuttavia seriali in materia di ragionevole durata del processo (44) e di determinazione dell’equo indennizzo ai sensi dell’articolo 41 della convenzione rispetto a pronunce di accertamento di violazione già emanate in anni passati (34 in quest’ultimo senso)». Non occorre aggiungere molti commenti all’analisi pubblicata recentemente dall’avvocatura della Camera dei Deputati che annualmente pubblica un «Osservatorio sulle sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo».
La richiesta di un processo rapido, equo, al termine del quale le vittime siano effettivamente e adeguatamente risarcite ci giunge, e perentoriamente, direttamente da Strasburgo.
L’opposizione può gridare quanto vuole “al lupo, al lupo” e anche l’associazione magistrati deve fornire risposte credibili di fronte all’opinione pubblica perché replicare – come ha fatto il segretario Anm Cascini –che questa maggioranza e questo governo «non hanno la legittimità politica» per presentare una riforma della giustizia, certo non aiuta le toghe a rappresentare le proprie ragioni. Così come non migliora l’immagine dei magistrati il fatto che le pesantissime dichiarazioni di Cascini, rese ad un incontro di partito (quello di Vendola, ndr) non siano stato oggetto di alcuna presa di distanze da parte degli altri rappresentanti dell’Anm, in testa gli esponenti di Unità per la Costituzione e Magistratura indipendente. Vuol dire che il livello dello scontro tra i magistrati e il governo è talmente aspro da impedire qualsivoglia presa di distanze. È jihad in piena regola contro Berlusconi e la sua riforma «epocale». Spunti, questi, che dovrebbero consigliare un’effettiva accelerazione del Parlamento sul tema giustizia.
(da il Predellino)