Per il Gruppo messinese di Sergio Bommarito previsto il raddoppio dei ricavi e forti investimenti su digitalizzazione, data science e ulteriore managerializzazione

Per le grandi aziende che operano in Italia è tempo di piani industriali. Dopo Unicredit, che a gennaio del nuovo anno ha presentato il piano quadriennale 2020-2023, pronosticando un utile a 5 miliardi al 2023, un buyback da 2 miliardi e risparmi per un miliardo da realizzare in Europa occidentale, in particolare con 8mila tagli e la chiusura di 500 filiali, dopo Pirelli che ha preventivato investimenti per 900 milioni di euro focalizzati sullo sviluppo tecnologico, un taglio dei costi per 510 milioni e un crescita annua dei ricavi pari al 3% e dopo Autostrade che ha illustrato un piano da 7,5 miliardi e nuove mille assunzioni, ora tocca al Gruppo Fire, il primo Gruppo indipendente in Italia nei servizi a supporto del credito, con oltre 27 anni di esperienza e 5 società operative specializzate lungo la filiera. Alcuni giorni fa la holding presieduta da Sergio Bommarito ha infatti varato il piano industriale 2020-2023, con l’obiettivo di posizionarsi come life-time credit manager nel segmento retail e small business, sia secured che unsecured.

Fire ha chiuso il 2019 con asset gestiti (AUM) per oltre 20 miliardi di euro, ricavi pari a 49 milioni di euro (+4% rispetto al 2018), oltre 5 milioni di posizioni gestite, una marginalità (Ebitda) di circa il 10% e oltre 2000 risorse.

Investimenti, ricavi, nuove assunzioni e partnership strategiche di lungo termine sono i pilastri su cui il gruppo messinese ha deciso do costruire il proprio futuro. Il piano della società  prevede il raddoppio dei ricavi al termine del 2023, 17 milioni di investimenti di cui il 35% in digitalizzazione e data science, e l’inserimento di oltre 30 figure professionali in aree chiave.

“Ci siamo posti traguardi ambiziosi ma raggiungibili – ha dichiarato Sergio Bommarito, Presidente di Fire – l’obiettivo è traghettare Fire verso un posizionamento chiaro e distintivo, in un mercato in evoluzione che richiede visione e specializzazione”.

La strategia, per raggiungere il posizionamento target di servicer ‘best-in-class’ per innovazione e performance sul segmento retail e small business, muove dall’evoluzione dell’offerta core nei settori in cui il Gruppo è già leader e dalla crescita in aree al momento poco presidiate. 

In un settore in continuo consolidamento e trasformazione, tra evoluzioni normative e spinta fintech, Fire intende superare l’attuale approccio di mercato del servicing a breve termine per evolversi in consulente delle istituzioni finanziarie nella gestione del cliente finale, costituire partnership e agire da servicer-investitore. Queste direttrici sono pensate per lo sviluppo di nuovi modelli di servizio che facciano leva su processi digitalizzati e per il miglioramento dei margini.

Alberto Vigorelli, Group CEO di Fire, sottolinea “Vogliamo presidiare il mercato come gestore life-time del credito e rafforzare il nostro ruolo di partner industriale per banche, investitori e Pubblica Amministrazione, mantenendo la leadership nei settori storicamente presidiati, obiettivi che per un Gruppo strutturato e specializzato come Fire sono sostenibili. Il processo di progressiva managerializzazione, da tempo avviato, vedrà un’intensificazione già nelle prossime settimane e contribuirà ad abilitare le competenze verso i traguardi definiti”.

Le Aree di sviluppo del piano

Le iniziative chiave del piano industriale riguardano l’evoluzione del ruolo di Fire: da servicer a partner industriale life-time a supporto delle istituzioni finanziarie nella gestione del credito, game-changer nell’allineamento di interessi con debt-buyer e riferimento per la Pubblica Amministrazione Locale.

Per quanto riguarda la gestione del credito, le principali aree di sviluppo riguardano i crediti Performing High Risk, segmento in cui il Gruppo ha una consolidata esperienza, la gestione evoluta degli Unlikely to Pay e i Non Performing Loans garantiti da sottostante immobiliare. In un settore in cui lo stock NPE è ancora elevato e alla luce delle nuove normative, Fire si propone come partner degli istituti di credito per una gestione tempestiva fin dal primo segnale di difficoltà, con un particolare focus sul segmento retail e small business, con copertura dell’intero ciclo di vita del credito, dall’early warning ai non performing.  Basti ricordare che lo scorso anno la società è entrata nel mercato delle cessioni con Garanzia Statale (GACS) partecipando in qualità di special servicer insieme a Prelios all’operazione “POP NPL’s 2019”, cartolarizzazione con un valore lordo esigibile pari a 826,7 milioni di euro, attraverso la quale 12 banche, di cui 8 popolari, hanno ceduto le proprie sofferenze.

Facendo leva sull’expertise e sulla capability del Gruppo nel combinare e industrializzare efficacemente processi di gestione stragiudiziale e legale, e su forti investimenti in digitalizzazione e data science, Fire mira inoltre a divenire aggregatore di piattaforme di banche, con l’obiettivo di creare poli di eccellenza per la gestione di lungo periodo del credito, dal primo scaduto fino agli stadi più avanzati di deterioramento.

Altro punto nevralgico del piano riguarda il business della gestione della fiscalità locale, in cui il Gruppo opera tramite la controllata Creset - Crediti, Servizi e Tecnologie S.p.A. Anche in questo segmento, il piano 2020-2023 prevede che il Gruppo raddoppi i ricavi in 4 anni, grazie alla conquista di nuove quote di mercato sui comuni di media dimensione e sulle aree territoriali meno coperte e con elevato potenziale (Sardegna, Piemonte, Liguria, Toscana Sicilia) e l’ampliamento della value proposition grazie alle recenti operazioni di M&A.