Saranno circa 5.500-6.000 le uscite di personale che Unicredit farà in Italia. A stimarlo, dopo l'ufficializzazione del nuovo piano al 2023 del gruppo, sono fonti sindacali. Sarà dunque il nostro Paese a vedere la maggior parte degli esuberi, il cui ad Jean Pierre Mustier ha ribadito oggi di voler procedere «in maniera socialmente molto responsabile» come, ha rivendicato, è stato fatto nel corso degli scorsi anni. Degli 1,4 miliardi necessari per pagare il piano di risparmi previsto da Unicredit nell'Europa Occidentale, che contempla 8.000 uscite e 500 filiali chiuse, 1,1 miliardi saranno necessari per il taglio dei costi in Italia.

Dure le prime reazioni dei sindacati, con cui il dialogo è appena iniziato. Il piano, ha detto Riccardo Colombani, segretario della First Cisl «rappresenta uno schiaffo ai lavoratori» a «esclusivo vantaggio del capitale», con un'unica logica che muove il gruppo, «quella del taglio dei costi».

Gli unici veri esuberi, ha rincarato Massimo Masi, segretario della Uilca, «sono l'ad Jean Pierre Mustier e il management», colpevoli di aver presentato un progetto «senza visione industriale»: «non esistono esuberi in Unicredit, come testimonia il crescente carico di lavoro e responsabilità di chi è in servizio», ha aggiunto.

«Nel nuovo piano - ha sottolineato invece Lando Maria Sileoni, segretario Fabi - non è prevista alcuna  assunzione e Unicredit è una banca nella quale le lavoratrici e i lavoratori hanno già fatto molti sacrifici: gli 8.000 esuberi inseriti nel nuovo piano industriale si andrebbero ad aggiungere ai 26.650 posti di lavoro tagliati a partire dal 2007. Stesso discorso per gli sportelli: ne sono stati chiusi 1.381 e Mustier ne vorrebbe chiudere altri 500, recidendo ancora di più il rapporto con la clientela e il legame col territorio», ha affermato il sindacalista.