Il “Primo rapporto sul gioco pubblico in Italia” (ovvero l’insieme del lotto, delle scommesse e dei gratta e vinci) presentato dall’Assemblea Acadi (Associazione concessionari di Giochi Pubblici), associata a Confcommercio, sottolinea come, in vent’anni, il settore abbia contribuito alle entrate erariali, occupando 78mila lavoratori tra diretti e indiretti, per 10 miliardi di contributo fiscale diretto e 2 miliardi di consumo indotto.

Il settore regolamentato del gioco con vincita in denaro nel 2018 ha generato 14 miliardi di valore aggiunto, contribuendo per l’1% al Pil complessivo nazionale. Lungo il periodo ventennale considerato sono stati raggiunti 275 miliardi di spesa, di cui 158 “vinti dal banco”, e 117 convogliati nei ricavi dell’intero comparto, suddivisi tra 13,7 miliardi per la spesa, 8 miliardi di entrata pubblica e 5,8 miliardi di remunerazione per il comparto.

Secondo i concessionari rappresentati in Confcommercio, «la sostenibilità del gioco con vincita in denaro deve essere un obiettivo condiviso e promosso non solo dai concessionari ma anche dalla politica e dalle istituzioni centrali e locali», richiedendo al Parlamento di legiferare in merito nella prossima Legge di Bilancio.

Una condizione non univoca nel paese, a seguito di differenti regolamentazioni a livello Regionale, Provinciale (o come Città Metropolitana) e Comunali, come permesso dalla cornice regolatoria nazionale DL 158 del 2012, da tempo in attesa di revisione. La disposizione a livello nazionale pretende almeno 6 ore di chiusura, tuttavia, comporta differenti fasce orarie tra le diverse località, comportando quindi la possibilità di recarsi presso un altro comune non distante e giocare consecutivamente. Secondo Acadi questa mancanza di omogeneità ha causato una «espansione dell’illegalità», producendo «impatti importanti sulla dimensione reddituale delle attività di gioco regolamentato con effetti, evidentemente, anche sulla redditività delle attività affidate in concessione».

Gli associati inoltre richiedono una valutazione al Parlamento e una condivisione della sostenibilità economica e sociale del gioco pubblico, permettendo un confronto tra le parti e le autorità locali.