Il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, esprime le sue considerazioni sull’Italia nell’ottica europea. Per l’Italia, dice, «l'appartenenza all'Unione Europea è fondamentale per tornare su un sentiero di sviluppo stabile», poiché «saremmo stati più poveri senza l'Europa; lo diventeremmo se dovessimo farne un avversario», invitando per tanto a non addossare all’Europa le colpe per la situazione di disagio del nostro paese distraendo il popolo così dai problemi reali.

Secondo l’economista l’Italia deve partecipare in modo responsabile, «devono essere chiare le responsabilità da condividere, gli obiettivi da perseguire, gli strumenti da utilizzare, nella consapevolezza che, anche per chi risparmia, investe e produce, le parole sono azioni» in modo da rimuovere così la sfiducia reciproca tra Bruxelles e Roma, unico modo per poter aumentare la propria autorevolezza.

Visco ha parlato a tutto tondo sull’economia italiana, dalle prospettive di crescita («pesano le tensioni sul mercato delle obbligazioni pubbliche italiane a parità di altre condizioni, e senza tenere conto degli effetti negativi sulla fiducia di famiglie e imprese, rendimenti delle obbligazioni pubbliche di 100 punti base più alti determinano una riduzione del prodotto dello 0,7% nell'arco di tre anni»), sul disavanzo («per un aumento duraturo del tasso di crescita servono interventi profondi sulla composizione di spesa ed entrate. Uno spazio più ampio andrebbe destinato, più che a sussidi e trasferimenti, a programmi maggiormente in grado di stimolare l'attività economica», per cui «bisogna contrastare il rischio di un ulteriore ampliamento della differenza tra l'onere del debito e il tasso di crescita del prodotto»), sulla recessione (l’Italia ancora fatica a riprendersi «perché paga il prezzo di un contesto che è poco favorevole all'attività imprenditoriale», acuito dal rischio di indebolimento demografico, con la popolazione tra i 20 e i 64 anni destinata a ridursi di 3 milioni e mezzo) e sul fronte occupazionale («va favorito in tutti i modi l'aumento dei tassi di partecipazione al mercato del lavoro, prolungando l'attività in linea con l'aumento dell'aspettativa di vita ed eliminando gli ostacoli al lavoro femminile»).

Per quanto concerne il settore bancario, Visco sostiene che la qualità delle banche continua a migliorare, ed ora che la metà dei deteriorati è costituita dalle inadempienze probabile, è il momento di «agire per favorirne il più possibile il rientro in bonis; come avviene in altri paesi, il ricorso a operatori specializzati, quali i fondi di turnaround, può fornire, eventualmente in associazione con le stesse banche, risorse e conoscenze funzionali al rilancio delle aziende in difficoltà». Secondo i dati il tasso di deterioramento dei finanziamenti sceso nel primo trimestre sotto all’1,3%, la loro consistenza si è ridotta con la cessione di 26 miliardi di presiti nel 2016, 42 nel 2017 e 55 nel 2018 ed il rapporto tra crediti deteriorati e crediti totali è sceso, al netto delle rettifiche di valore, al 4,3% per il complesso delle banche, dal 9,8% di fine 2015.