I nuovi dati Inps rivelano una realtà contrapposta. Aumentano i nuovi contratti a tempo indeterminato nel saldo dei primi tre mesi dell’anno (suscitando la soddisfazione del vice premier Luigi Di Maio) di 241mila unità (invero la differenza tra le attivazioni dei rapporti a tempo indeterminato e le relative cessazioni), ma al contempo cresce la Cassa integrazione straordinaria (rialzo di +26,31% ore richieste) e le domande di disoccupazione, già 418.488 nel periodo considerato.

Aumenta il numero di contratti stabili, ma il mercato del lavoro resta in affanno e non in linea con le previsioni, affiancato ad una crescita economica debole e stentata, oltre al clima d’incertezza degli investitori e operatori nel confronto del nostro paese. Aumenta la stabilità per molti precari (nel 2018 il dato era pari a 106.558) e i lavoratori a tempo indeterminato, con un aumento di 218mila dal tempo determinato.

Per quanto riguarda le assunzioni sebbene il numero sia in crescita, pari a 343mila nuovi posti di lavoro, il calo è di 63mila in meno rispetto allo stesso periodo del 2018, equivalenti a 75mila rapporti di lavoro in meno nel primo trimestre tra il 2018 e il 2019.

Il democratico Cesare Damiano, ex ministro del Lavoro (governo Prodi), a capo del Centro studi del lavoro e welfare, ha calcolato che le ore della Cassa integrazione autorizzate dall’Inps corrispondono a 132mila lavoratori, di cui 82mila all’interno della Cassa integrazione straordinaria.

Altra nota negativa il limitato impatto dell’incentivo a favore dell’occupazione stabile giovanile, con poco più di 32mila rapporti di lavoro agevolati, pari al 5,2% del totale.

Il quadro Inps mostra per tanto un aumento degli occupati stabili premiati con la trasformazione del proprio contratto a termine, affianco però a un calo dei rapporti di lavoro complessivi e quindi della disoccupazione, portando sindacati e parti sociali ad invitare il Governo alla cautela e a limitare gli entusiasmi.