Gli italiani consumano meno di otto anni fa e la ripresa dei consumi, motore principale del nostro Pil e uno degli indicatori fondamentali del benessere della società, è a rischio. Dopo una breve e debole ripartenza, nel 2019 infatti i consumi delle famiglie, responsabili di circa il 60% del valore aggiunto italiano, sono tornati a frenare e si avviano a registrare il peggior risultato degli ultimi quattro anni, con i prevedibili effetti sul tessuto delle imprese commerciali delle nostre città. Ed anche il 2020 è pieno di incognite, in un’economia in stagnazione schiacciata tra la spada di Damocle dell’aumento dell’Iva previsto dalle clausole di salvaguardia e l’attesa per gli effetti del Reddito di Cittadinanza.

 

In particolare, nel 2018 la spesa media annuale in termini reali, cioè al netto dell'inflazione, delle famiglie italiane è stata di 28.251 euro, inferiore di 2.530 euro ai livelli del 2011 (-8,2%). Una cifra superiore ad un mese intero di acquisti da parte di una famiglia media e anche alla perdita effettiva di reddito (-1990 euro) registrata nello stesso periodo. Complessivamente, il mercato interno italiano ha perso circa 60 miliardi di euro di spesa negli ultimi otto anni, ed il bilancio probabilmente continuerà a peggiorare.

 

E' questo il quadro che emerge dal rapporto realizzato da Cer per Confesercenti e presentato nel corso del focus "Più spesa, più crescita: consumi delle famiglie, imprese e Pil" promosso a Roma da Confesercenti e aperto dalla presidente Patrizia De Luise. Dal rapporto, introdotto dal Direttore della Ricerca del Cer, Stefano Fantacone, emerge che si spende di meno praticamente su tutto, ad eccezione di Istruzione e Sanità, ma la spending review delle famiglie non ha colpito con la stessa forza tutte le voci, tagliate soprattutto spese abitazione, abbigliamento e ricreazione.

 

Tra le spese più rappresentative nei bilanci domestici, sono state tagliate soprattutto le spese per l'abitazione, 1.100 euro circa all'anno per famiglia rispetto al 2011. Tagli importanti anche su abbigliamento, -280 euro, ricreazione e spettacoli -182 euro, comunicazioni -164 euro, alimentari -322 euro. In proporzione, però, è la voce comunicazioni ad aver perso di più: la flessione della spesa è del 19%.

 

Gli italiani spendono di meno anche per gli smartphone, un tempo passione nazionale. Impressionante secondo gli analisti anche la riduzione del budget impegnato sugli alimentari: una voce di consumo che un tempo si riteneva una “spesa incomprimibile”, e che invece ha perso il 6%. Crescono invece le spese per la sanità +12,1% e l'istruzione +24,7%.