Da oggi sino al 22 maggio si terrà a Roma il Global Sustainability Forum 2019 il principale evento mondiale sulla sostenibilità organizzato quest’anno da LUISS Business School presso la sua sede di Villa Blanc. Per tre giorni, quindi, l’Italia e Roma saranno al centro del dibattito sui temi della sostenibilità economica, sociale ed ambientale, argomenti sempre più sentiti e rilevanti per il futuro del pianeta.

 

Le mosse gli interventi e le tavole rotonde del Global Sustainability Forum 2019 (#GSF2019), partiranno dalle considerazioni che l’accordo di Parigi del 2015 e l’Agenda per lo sviluppo 2030 (SDG) evidenziano: come le decisioni economiche hanno conseguenze ambientali, il minore investimento nelle persone porta a una riduzione della crescita futura e la tutela delle scelte della generazione attuale non deve andare a discapito delle scelte disponibili per le generazioni future, concentrandosi su “Una nuova agenda planetaria” e sui partenariati necessari per conseguire risultati tangibili per uno sviluppo sostenibile.

 

A fare gli onori di casa saranno Emma Marcegaglia, Presidentessa di ENI e dell’Università LUISS Guido Carli, Paola Severino, Vice Presidente dell’Università LUISS Guido Carli, Andrea Prencipe, Magnifico Rettore dell’Università LUISS Guido Carli, e Paolo Boccardelli, Direttore della LUISS Business School.

 

Fra i partecipanti, il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giovanni Tria, il Direttore Generale delle Nazioni Unite Michael Møller, il Vice Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Scientifica Lorenzo Fioramonti, il Presidente di Assicurazioni Generali Gabriele Galateri, la Presidentessa di Enel Patrizia Grieco, l’Amministratore Delegato di A2A Valerio Camerano, il Presidente di SNAM Luca Dal Fabbro, i professori James Galbraith e Jean Paul Fitoussi.

 

Nel suo intervento il ministro dell'Economia e delle Finanze, Giovanni Tria ha affermato: «Le condizioni di sostenibilità macroeconomica non sono sufficienti a rassicurare i mercati finanziari, senza una performance ambientale, sociale e governance del paese». Occorre investire un capitale umano, istruzione e sanità anche per «non amplificare la società della rabbia e del conflitto messa in crisi da un processo di globalizzazione» A Bruxelles « si sta discutendo del budget dell'Eurozona, ma a causa del sovranismo nordico su questo punto, più che misurarsi sulle diverse idee, ci si misura sulla strutturale paralisi decisionale europea. Sul bilancio unico c'è un veto del sovranismo nordico ».

 

Per Tria è necessario riflettere su risultati fiscal compact. «L'invito a considerare il rapporto debito/pil come strategia di crescita non è defunto con l'austerità perché è la dottrina su cui è stato disegnato il fiscal compact, che fu adottato nel pieno politica austerità della crisi intorno al 2011. Su questa regola sarebbe necessaria un'analisi seria dei risultati»

 

Il ministro dell'Economia e delle Finanze, Giovanni Tria, ha affermato che a « causa del sovranismo nordico si sta solamente misurando la strutturale paralisi decisionale europea» ed ha spiegato: « Si discute di eurobudget, non di stabilizzazione per il veto del sovranismo nordico. Parliamo di 17 miliardi per 7 anni per 28 paesi, quindi di nulla»

 

Secondo il il titolare del Mef il problema è investire, non cambiare il vincolo del 3% «Penso che la questione non sia risolvibile in Italia a livello nazionale, ma vada affrontata a livello europeo e nell'interesse dell'Europa. Il problema non è semplicemente cambiare le regole di bilancio» Per Tria ci «sono le condizioni macroeconomiche per investire anche a debito a livello europeo ed è desiderabile farlo per non consegnare alle future generazioni meno mezzi». Il ministro lancia l'idea di un «indebitamento virtuoso per finanziare programmi europei di investimento anche per il capitale umano» creando cosi' dei "safe assets".

 

Il ministro dell'Economia e delle Finanze, Giovanni Tria, ha poi affermato che «tecnicamente negli ultimi anni non abbiamo avuto austerità, se non per il mantenimento del rapporto debito-Pil» e che « con il Def programmiamo un percorso non troppo rapido verso il pareggio di bilancio, non troppo rapido perché sarebbe dannoso per la nostra economia e il nostro Paese e non ne abbiamo nemmeno bisogno se saremo capaci di ripristinare lo spazio fiscale che è dato non dalle regole, ma dalla fiducia degli investitori, ma il percorso c'è».

 

Per Tria, è necessario affrontare il tabù del finanziamento deficit con la Bce, bisogna riflettere su monetizzazione ma serve cambio statuto «Credo sia venuto il momento di affrontare il tabù della monetizzazione e recuperare appieno gli strumenti di politica macroeconomica, anche per assicurare quel coordinamento non risolto, certamente in Europa, fra politica monetaria e di bilancio. D'altra parte l'enorme massa di liquidità emessa con il quantitative easing è stata fondamentale per salvare l'euro ma non ha portato ancora all'obiettivo di inflazione»

 

UePer il ministro se ci sarà ripresa Ue potremmo ridurre rapporto Debito Pil. «Le nostre prospettive dipendono a breve sia da quanto accadrà in Ue sia da quel che faremo noi. Siamo oggi tra i pochi paesi Ue a non avere le condizioni macroeconomiche secondo cui il ricorso al deficit non contrasterebbe di per sé con l'obiettivo di riduzione del rapporto debito Pil. Se vi sarà un ripresa forte in Ue e nel mondo saremo trascinati in alto, come sempre accaduto e quindi potremmo ripristinare le condizioni per una diminuzione del rapporto debito Pil, e prevediamo possa accadere».