Gli effetti dello scontro economico tra Stati Uniti e Cina coi reciproci dazi si danno sentire su scala globale, e nonostante la prevedibilità delle ultime mosse risultano comunque un duro colpo per i mercati finanziari. A seguito dell’aumento sui dazi imposto da Donald Trump, la Repubblica Popolare ha alzato a sua volta i dazi e ne ha decretati di nuovi sulle merci americane per 60 miliardi di dollari. Questa mossa ha affondato i listini azionari e le materie prime, specialmente nei settori agricoli della soia (valutata al di sotto degli 8 dollari per unità) e del cotone (che perde oltre il 4% ripiegando sotto 65,5 cents/libbra, ai minimi da tre anni), sui metalli industriali (su tutti il rame che cala del 2% a 6.030 $/tonnellata, minimo da gennaio) e sul petrolio, già colpito dalle tensioni nel Golfo Persico tra Stati Uniti, Iran e Arabia Saudita in primis a seguito di attacchi a navi petroliere nel golfo e le minacce tra questi paesi.

In Borsa bruschi cali per i listini europei, con un calo dell1,2% dell’indice Stoxx Europe 600. Tra i singoli settori in calo l’industria automobilistica (-2,68%), telecomunicazioni (-2,19%), banche (-1,63%) e Oil & Gas (che si difende con -0,17%). Piazza Affari a -1,35%. Negli Stati Uniti a Wall Street l’indice Dow Jones cala del 2%, Nasdaq del 3%. A giovarne invece sono i beni rifugio come i titoli di Stato USA, con il rendimento del Treasury a 10 calato al 2,5% e l’oro, che guadagna ancora un punto percentuale e arrivando alla soglia dei 1.300 dollari l’oncia.

È plausibile un’ulteriore risposta da parte di Trump, che potrebbe mettere in atto la minaccia dell’estensione aliquota del 25% alle restanti merci cinesi non ancora gravate da dazi, coprendo l’intero importo di disavanzo degli States. Per quanto concerne l’Europa e i Bund tedeschi, Il rendimento decennale passa dallo -0,05% al -0,07%, situazione che allarga lo spred tra Italia e Germania a 277 punti.