Il presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, apre un nuovo scontro con l’Iran. La Casa Bianca infatti ha deciso di non rinnovare le esenzioni per l’import di petrolio iraniano, in scadenza all’inizio di maggio. La decisione - si legge in una nota della presidenza americana - «mira ad azzerare l'export di petrolio iraniano, negando al regime la sua principale fonte di entrate» e, inoltre, «Usa, Arabia Saudita ed Emirati Arabi, tre dei più grandi produttori di energia, insieme ai loro amici ed alleati, sono impegnati ad assicurare che i mercati globali del petrolio restino forniti in modo adeguato» concordando per tanto azioni che possano garantire la soddisfazione della domanda globale di greggio».

Erano otto i paesi che godevano dell’esenzione, quali Italia, Grecia, Taiwan, Cina, India, Turchia, Giappone e Corea del Sud. Mentre i prime tre avevano già cominciato a ridurre la loro importazione dall’Iran, per gli altri potrebbe rivelarsi più complicato.

Nel comunicato ufficiale della Casa Bianca si legge poi che «l'amministrazione Trump e i suoi alleati sono determinati a sostenere ed espandere la campagna di massima pressione economica contro l'Iran per mettere fine all'attività destabilizzante del regime che minaccia gli Stati Uniti, i nostri partner ed alleati, e la sicurezza in Medio Oriente». Nel frattempo il petrolio chiude in rialzo a Wall Street, con le quotazioni che salgono del 2,59% a 65,66 dollari al barile.

La Cina tuttavia non è d’accordo e ha criticato le “sanzioni unilaterali” statunitensi contro il paese mediorientale, come espresso da Geng Shaung, portavoce del ministro degli Esteri della repubblica popolare. La Cina infatti resta tra i principali importatori di greggio dall’Iran.

L’Iran ha minacciato la chiusura dello Stretto di Hormuz, collegamento tra il Golfo dell’Oman e il Golfo Persico, dove transita un terzo di tuto il greggio trasportato via mare. La minaccia giunge direttamente dal comandante della flotta del paese, come difesa delle proprie acque territoriali.