«Le previsioni della Ue indicano un rallentamento della grandi economie, Germania, Francia, Italia. Un rallentamento che per l'Italia significa recessione ma la misura è simile». A sottolinearlo è il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, nella sua prolusione alla cerimonia di inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Tor Vergata. 

Per fare fronte ai momenti di crisi «quello che sto suggerendo non è non avere regole, ma che nelle politiche economiche i tecnicisimi non abbiano lo stesso peso politico delle ragioni fondamentali del cooperare tra nazioni. Non ricostruiremo mai la fiducia in questo modo. Prima dobbiamo guardare perché stiamo insieme e poi guardare se l'architettura risponde efficacemente. E oggi avviene il contrario». «Durante il processo per l'approvazione della legge di Bilancio» sembrava che l'Italia «volesse mettere in discussione le regole tecniche e addirittura la moneta unica, come se l'unico motivo per stare insieme fosse il rispetto delle regole fiscali. Ma - ha aggiunto Tria - il progetto europeo ha bisogno di puntare a qualcosa di più grande, giocando un ruolo più decisivo per una globalizzazione sostenibile». «Dobbiamo riconsiderare le regole concordate in fretta a livello comunitario quasi un decennio fa con il fiscale compact. L'Italia si è espressa favorevolmente quando tutto sembrava sgretolarsi durante la crisi finanziaria. Tali regole posso forse funzionare durante periodi di crescita ma non rispondono all'esigenza di far fronte al veloce rallentamento» in corso.

Il ministro ha suggerito che le regole vanno riviste perché «non consentono di tenere conto della mutevolezza delle condizioni economiche, in tal modo impediscono aggiustamenti discrezionali delle politiche finendo - ha concluso - con l'agire in direzione prociclica se non strutturalmente deflattiva». «Il grande sforzo comune europeo è governare i processi, il percorso necessario per uscire dalla trappola è recuperare la fiducia. L'Europa appare più attrezzata del resto del mondo, se ritrova le ragioni dello stare insieme. Tentare di ricostruire la fiducia dall'alto è impossibile. Se non agiamo, rischiamo un collasso disastroso. Lo scenario è  lungo è complesso, ma sicuramente migliore di quello di un sistema che si autodistrugge per contraddizioni interne».