Giornata difficile per i mercati, con lo spread italiano che apre oltre i 310 punti base, nell’attesa della nuova bocciatura da parte della Commissione Ue nei confronti della manovra finanziaria voluta dal governo di Giuseppe Conte. Il verdetto è arrivato poco prima di mezzogiorno e la volontà dei commissari di avviare una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia non ha sorpreso nessuno. Lo spread, dopo aver registrato una fiammata alle 11:00 (quando ha raggiunto quota 335), ha avuto un picco in corrispondenza dell’annuncio di Bruxelles, quindi è rientrato sotto i 320 punti base.

È definitivo quindi il rigetto dell’esecutivo europeo nei confronti del documento programmatico di Bilancio del governo italiano per il 2019, con i commissari che a questo punto ritengono «giustificata» l’apertura di una procedura per debito. Secondo la valutazione della Commissione, infatti, la manovra prevede «un non rispetto particolarmente grave delle regole di bilancio, in particolare delle raccomandazioni dell'Ecofin dello scorso 13 luglio». Il principale rilievo era già stato avanzato a fine ottobre, nella prima - provvisoria - bocciatura: l'Italia ha in programma un peggioramento del saldo strutturale (quello al netto dell'andamento economico di quel periodo e delle voci straordinarie) per il 2019 dello 0,8% del Pil, mentre il Consiglio raccomandava di migliorarlo dello 0,6 per cento. In più adesso i commissari hanno fatto riferimento all’art. 126 del Trattato sull’Unione Europea, che apre la strada a una procedura d’infrazione per deficit eccessivo. Nel mirino andrà il debito del 2017 - l'ultimo valutabile a consuntivo - per il quale in passato si era chiuso un occhio, a seguito degli impegni alla disciplina di bilancio presi dal governo Gentiloni e che ora sono venuti meno. Formalmente, l'Europa punta il dito contro il disavanzo, che impedisce proprio al debito di scendere.

Durante la conferenza stampa, i rappresentanti della Commissione hanno evidenziato come «i piani di bilancio dell'Italia per il 2019 modificano in maniera sostanziale i fattori significativi analizzati dalla Commissione lo scorso maggio». Tre «fattori rilevanti» vengono presi in considerazione per la situazione italiana, ma tutti ritenuti insufficienti a giustificare lo sforamento, come invece chiedeva il nostro ministero dell’Economia: le «condizioni macroeconomiche», ovvero il rallentamento economico generalizzato, non «possono essere invocate per spiegare gli ampi divari dell'Italia rispetto al parametro di riduzione del debito, data una crescita del Pil nominale superiore al 2% dal 2016». Ancora, si rileva «il fatto che i piani del governo implicano un notevole passo indietro sulle passate riforme strutturali volte a stimolare la crescita, in particolare sulle riforme delle pensioni adottate in passato»; infine, «soprattutto si sottolinea il rischio di deviazione significativa dal percorso» di aggiustamento dei conti suggerito nel recente passato.

Secondo Valdis Dombrovskis, vicepresidente della Commissione, la manovra non fa nulla per la crescita e avrà anzi «probabilmente un impatto negativo». Il commissario aggiunge ancora che il bilancio così com’è non rappresenta gli interessi dei cittadini italiani, perché rischia di aumentare il loro debito: «Non vedo come perpetrare questa vulnerabilità potrebbe aumentare la sovranità economica. Invece, credo che porterà nuova austerity». Stando alle stime della Commissione, infatti, il nostro debito pubblico non si schioderà dal 131% del Pil almeno per i prossimi due anni, una preoccupazione che Dombrovskis definisce «comune». Prosegue Pierre Moscovici, commissario europeo per gli affari economici e monetari, che riferisce di aver incontrato il ministro Giovanni Tria «più volte di quanto io possa ricordare», ma «non abbiamo ricevuto alcuna risposta alle nostre domande su debito, deficit e crescita: da dove viene la crescita aggiuntiva? Chi pagherà il costo delle maggiori spese?». «Continuiamo a credere che questo bilancio abbia rischi per i cittadini, le imprese e i contribuenti italiani: stiamo prendendo decisioni nel loro interesse», ha concluso il francese.

Tuttavia stando a fonti vicine al governo, questo non avrebbe ancora nessuna intenzione di modificare la manovra, preferendo piuttosto tornare a spiegare più dettagliatamente obiettivi, intenzioni e parametri della legge di bilancio. Sarà il capo dell’esecutivo, Giuseppe Conte, a esporre queste delucidazioni al presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, nell'incontro previsto per sabato, «al di là dei numerini». Perché, si ribadisce, «i nostri economisti la ritengono adeguata». È lo stesso Conte infatti a sancire che «il governo è convinto della validità dell'impianto della manovra», ricordando anche che «ci confronteremo con Juncker sabato sera e spero che confronteremo le nostre posizioni». Sulla questione interviene anche Matteo Salvini, vicepremier e ministro dell’Interno, che a margine dell'audizione al Copasir dichiara: «Ho sempre detto che, fatti salvi i principi guida su pensioni, reddito, lavoro, partite Iva, se si vuole mettere in manovra di più sugli investimenti io sono disponibile a ragionare con tutti». «Il debito - ha ricordato tuttavia il segretario della Lega - è aumentato di 300 miliardi di euro in 5 anni in base a manovre a cui qualcuno batteva le mani. Se il Paese non cresce il debito sale, se il Paese cresce il debito scende». Ma conclude con una battuta: «È arrivata la lettera Ue? Aspettavo anche quella di Babbo Natale».