Si dimostrano scettici il premier Giuseppe Conte e il ministro Giovanni Tria di fronte alle stime sull'Italia riportate dalla Commissione europea. I dati sono i seguenti: crescita economica molto inferiore a quella prevista dal governo, debito fisso al 131% del Pil per tre anni, e deficit del 2,9% nel 2019, a un passo dal limite del 3%, addirittura scavalcato nel 2020.

Giuseppe Conte ritiene che la Commissione non abbia considerato correttamente l'impatto che le manovre previste dal governo avranno sull'economia italiana (lo slittamento in avanti di quota 100, il reddito di cittadinanza, l'effetto di 'retroazione' della maggiore crescita economica sulle entrate fiscali) e parla di «scenari inverosimili» presagiti dai tecnici europei. Il ministro dell'Economia Giovanni Tria, sulla stessa linea del presidente del consiglio, afferma invece che le stime della Commissione europea derivano da una «defaillance tecnica». Quindi, fermo restando il dialogo con l'Europa, il numero in cui il governo italiano continua a credere per il deficit e' il 2,4%, tetto massimo di disavanzo autorizzato dal Parlamento.

Il Commissario europeo agli Affari economici Pierre Moscovici espone le basi dei calcoli di Bruxelles: il maggior costo degli interessi sul debito, legato all'aumento dei tassi di interesse, e alle minori entrate fiscali determinate da una crescita economica inferiore a quella ipotizzata dal governo gialloverde, sarebbero i fattori determinanti l'atteso 2,9%.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella avverte che la tutela delle imprese e delle famiglie italiane deve essere considerata all'interno di un "equilibrio dinamico", che va «continuamente verificato guardando cio' che accade fuori da noi, nella Ue, che resta vitale per il nostro futuro».