L’Italia tira il freno a mano. Secondo l’Istat infatti nel terzo trimestre del 2018 il nostro prodotto interno lordo è rimasto invariato rispetto al trimestre precedente. È quanto emerge dalla correzione dei dati preliminari alla luce degli effetti del calendario e della destagionalizzazione. Il tasso di crescita su base annua è pari allo 0,8%. Era stata già la Ue a stemperare le speranze italiane, abbassando la stima di crescita da 1,5% a 1,3% su base annua. Lo spread - che era tornato sotto i 300 nella giornata di ieri - ha subito un inversione di tendenza che lo ha riportato a quota 300 proprio mentre l’Istat comunicava questi dati. La Borsa dopo un avvio in rialzo torna in rosso, con l’indice Ftse Mib che cede lo 0,63% a 18919,61.

«Nel terzo trimestre del 2018 la dinamica dell'economia italiana è risultata stagnante, segnando una pausa nella tendenza espansiva in atto da oltre tre anni», commenta l'Istat. «Giunto dopo una fase di progressiva decelerazione della crescita, - continuano dall’istituto - tale risultato implica un abbassamento del tasso di crescita tendenziale del Pil, che passa allo 0,8%, dall'1,2% del secondo trimestre».

Una frenata arrivata nonostante in questo trimestre ci siano state due giornate lavorative in più rispetto a quella precedente. In ribasso il valore aggiunto dell’industria rispetto al trimestre precedente, ma aumentano agricoltura, silvicoltura e pesca e i servizi. Dal lato della domanda, la stima provvisoria indica un contributo nullo sia della componente nazionale (al lordo delle scorte), sia della componente estera netta. Secondo l’Istat la stima del Pil riflette «dal lato dell’offerta la perdurante debolezza dell’attività industriale, manifestatasi nel corso dell’anno dopo una fase di intensa espansione, appena controbilanciata dalla debole crescita degli altri settori». Il tasso tendenziale di crescita è pari allo 0,8 per cento, mentre la variazione acquisita per il 2018 è pari a +1 per cento.