Continua il braccio di ferro interno al governo sulla futura legge finanziaria. Un incontro è in corso proprio in queste ore a Palazzo Chigi: sul tavolo il rebus delle risorse e delle loro allocazioni. Tre le linee direttrici: riforma fiscale, reddito di cittadinanza e superamento della legge Fornero sulle pensioni.

È il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, a “blindare” la misura assistenziale tanto cara all’elettorato pentastellato. «Lavoreremo per colmare le disuguaglianze nell’accesso al sistema sanitario e contrastare la povertà e le forme di emarginazione sociale - assicura il premier - misure come il reddito di cittadinanza che il governo si è impegnato a varare, potranno essere utili per reagire a questo».

A confermare la presenza dei cavalli di battaglia a 5 stelle è il sottosegretario agli Interni, Carlo Sibilia: «Si partirà a gennaio con le pensioni di cittadinanza - spiega il pentastellato - Andrà discussa la legge finanziaria ma nel momento in cui verrà depositata si avrà la certezza che ci sono le risorse, perché le abbiamo trovate». «Le questioni che pone Tria - aggiunge Sibilia - verranno sicuramente superate se sono ostative rispetto all'erogazione delle pensioni di cittadinanza». Il sottosegretario assicura che «il reddito di cittadinanza lo avremo a marzo 2019».

Segnali di insofferenza nei confronti delle misure a forte matrice leghista provengono dallo stesso Luigi Di Maio, capo politico del M5S, il quale avverte che il movimento «non è disponibile a votare alcun condono». Tuttavia - precisa il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico - «se stiamo parlando di pace fiscale, di saldo e stralcio siamo d'accordo». «Abbiamo già visto per anni - spiega Di Maio -  i governi Renzi e altri fare scudi fiscali e hanno creato solamente un deterrente a comportarsi bene e hanno fatto sempre pensare che in questo paese una via di uscita all'evasione ci potesse essere».

Quindi il deputato di Acerra commenta le parole del presidente del centro studi e ricerche Itinerari Previdenziali, Alberto Brambilla, il quale aveva evidenziato come l’attuazione delle pensioni minime a 780 euro (come previsto da Laura Castelli, viceministro all’Economia in quota 5S) avrebbe «spaccato il sistema». Secondo Di Maio, «Brambilla parla a titolo personale, prima lo scoprite anche voi giornalisti e più evitiamo questa bagarre». Il ministro infatti non ha dubbi: «La pensione di cittadinanza è nel contratto di governo e lo sappiamo sia noi che la Lega», quindi assicura: «Sulle pensioni deve essere chiaro che le promesse che abbiamo fatto vogliamo mantenerle». Il leader pentastellato precisa inoltre che la riforma delle pensioni «è al centro», in quanto «riformare le pensioni e superare la Fornero significa svecchiare la pubblica amministrazione, mettendo nuove energie nella macchina della PA».

Il ministro annuncia quindi che entro dicembre verrà varato un codice del lavoro, finalizzato a semplificare l’enorme mole di oltre 140 leggi che regolano la materia. «Il progetto - spiega Di Maio - è di abolire 140 leggi e metterle insieme in un unico codice del lavoro che consenta a lavoratori e imprenditori di sapere qual è la legge che si applica ai loro problemi».