Mentre il 2018 volge al termine, una nuova tappa fondamentale per il neonato governo Conte si profila all’orizzonte: la legge di bilancio, conosciuta comunemente come “finanziaria”. Come ogni anno, infatti, l’esecutivo è chiamato a predisporre il documento che contiene tutte le manovre fiscali che lo Stato italiano metterà in atto l’anno successivo. Con il cambio di gestione avvenuto qualche mese fa a Palazzo Chigi, sono tante le novità attese nella prossima legge di bilancio. Diversi, inoltre, sono i vincoli che guidano la redazione del documento: uno su tutti, il principio del pareggio di bilancio, da qualche anno inserito anche in costituzione, nel rispetto del patto di stabilità e crescita simulato con la Ue. Per il 2019, inoltre 12 miliardi saranno già impiegati per evitare l’aumento dell’Iva

Prima novità portata dal nuovo esecutivo sarà la tanto chiacchierata pace fiscale, proposta dalla Lega, che partirebbe il primo gennaio 2019. Nell’oscurità dei soggetti che riusciranno a beneficiare di questa misura, apprendiamo tuttavia dal ministro dell’Economia, Giovanni Tria, che non si tratterà di un vero e proprio condono ma di una maxi rottamazione delle cartelle Equitalia. Uno dei punti certi sembrerebbe essere quello che vede esclusi da questa manovra tutti coloro che non hanno pagato le rate e gli importi condonati con le rottamazioni del governo Renzi

Pietre miliari dell’attività del governo Lega-M5S saranno i rispettivi cavalli di battaglia sfoderati in campagna elettorale: la cosiddetta flat tax e il reddito di cittadinanza. Dall’esecutivo si parla di una «rivoluzione copernicana» del sistema fiscale, prevista già per il prossimo anno. La flat tax, proposta oltre che dalla Lega anche dagli altri partiti di centrodestra, è una misura che punta a ridurre le attuali cinque aliquote IRPEF. Rimarrebbe così una sola aliquota, un aspetto che rende di non semplice realizzazione la manovra. Infatti, probabilmente, la sola flat tax che vedremo attuata nel 2019 sarà quella per le partite IVA e le piccole e medie imprese fino a 100.000 euro di compensi o ricavi. L’aliquota di questa tassa piatta “moderata” sarà pari al 15%, mentre perché se ne realizzi una piena, che coinvolga anche le famiglie, dovremo aspettare il 2020

L’altra misura viene invece dal M5S ed è il reddito di cittadinanza, uno strumento che si pone l’obbiettivo di ridurre la povertà e aiutare le famiglie italiane in difficoltà. Potenziando struttura e funzione dei centri dell’impiego, infatti, il movimento pentastellato vorrebbe diffondere capillarmente il reddito di cittadinanza, ampliando i beneficiari del già attivo reddito di inclusione. Tuttavia anche questa sembrerebbe una manovra difficile da mettere in atto e che quindi potrà vedere una partenza “soft” nel 2019, per poi entrare a pieno regime negli anni successivi. Le preminenti difficoltà sono legate alla necessità di reperire fondi così vasti, utili a finanziare la misura. 

Proprio a causa dell’indisponibilità di tali fondi, il governo potrebbe avere in cantiere il taglio e la riduzione di alcune detrazioni fiscali. In programma anche l’eliminazione del bonus di 80 euro per i lavoratori con reddito inferiore ai 26.000 euro, che potrebbe essere trasformato in una semplice agevolazione fiscale. Dunque anche se non eliminato, il bonus voluto da Renzi potrebbe subire delle drastiche distorsioni, non essendo più corrisposto in busta paga.

Il bonus non è l’unica misura che potrebbe essere travolta dalla prossima legge finanziaria. Infatti 466 delle 720 detrazioni fiscali vigenti potrebbero essere ampiamente ridotte o addirittura eliminate. Saranno fatte salve, probabilmente, quelle relative all’assistenza a anziani o disabili (legge 104) e quelle legate agli interessi sul mutuo della prima casa. A rischio sono piuttosto le agevolazioni relative ai consumi, come ad esempio gli sconti fruibili grazie all’ecobonus 2018 o dal sisma bonus 2018, entrambe misure volte a favorire gli interventi in ambito domestico nel rispetto delle normative Ue in materia di risparmio energetico e tutela dai sismi

Un’altra manovra di cui tanto si è parlato in campagna elettorale è quella relativa alle pensioni. Entrambe le compagini che si trovano al governo, infatti, si sono mostrate sempre aspramente critiche nei confronti del regime introdotto dalla cosiddetta riforma Fornero. L’ipotesi, dunque, è quella dell’introduzione della quota 100, ovvero della possibilità di andare in pensione quando la somma di anzianità e anzianità contributiva è pari a 100. In realtà la misura potrebbe non interessare la generalità dei lavoratori, ma solo alcuni scelti in base all’età e alla categoria di appartenenza. 

Tra le altre agevolazioni ricollegate all’ambito lavorativo, la legge di conversione del cosiddetto “decreto dignità” ha confermato il bonus assunzioni giovani per il prossimo biennio, innalzando il limite d’età per fruirne a 35 anni. In arrivo anche il bonus seggiolini, che darà seguito all’approvazione della legge Meloni, la quale sancisce l’obbligo per le famiglie di utilizzare determinati seggiolini anti abbandono. Tuttavia per le neomamme potrebbe saltare il bonus mamma domani, che fino ad oggi ha garantito un premio alla nascita per tutte le donne già dal settimo mese di gravidanza.

Oggi inoltre, a margine di un vertice convocato a Palazzo Chigi per i lavori sulla finanziaria, sia Luigi Di Maio che Matteo Salvini hanno avuto parole di rassicurazione. Il ministro del Lavoro, innanzitutto, ha dichiarato che la manovra rimarrà nei vincoli, ma sarà «coraggiosa»: «Sarà una legge di bilancio che rassicurerà i mercati e soprattutto sarà una legge di bilancio che rassicurerà le famiglie con figli disoccupati e con genitori che non riescono ad andare in pensione o hanno nonni che hanno una pensione minima». Secondo il capo politico del M5S, inoltre, «flat tax e reddito di cittadinanza non sono alternative, sono nel contratto e per quanto ci riguarda fare il reddito di cittadinanza significa aiutare le imprese e i commercianti, perché quella gente che sarà destinataria del reddito spenderà soldi, si formerà per nuovi lavori e potremo rinserirla eliminando una parte di povertà in Italia, che è quella che ci sta portando in una condizione sociale per cui le diversità aumentano». Dal ministro dell'Interno arriva invece la conferma che il governo sta lavorando al reddito di cittadinanza oltre che all'introduzione della quota 100, mentre per il bonus di 80 euro dice che non sarà toccato «finché gli italiani non avranno l'aliquota al 15%».