Si è tenuta questa mattina a Roma l’assemblea annuale di Abi, l’associazione delle Banche italiane. A intervenire, oltre al presidente Antonio Patuelli e al ministro dell’Economia Giovanni Tria, anche il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco.

Nel suo intervento, il numero uno della Banca centrale italiana ha lanciato diversi moniti al governo e alle sue attività in campo economico e finanziario. L’attenzione si concentra sui conti pubblici che, al fine di evitare tensioni, dovrebbero tendere alla tenuta del debito. La constatazione più amara, tuttavia, sembra quella che riguarda le riforme: secondo Visco, infatti, queste «hanno perso lo slancio iniziale».

All’esecutivo, il governatore di Palazzo Koch ricorda l’importanza del fatto che le «politiche di sostegno alla domanda» vadano «dosate con cura, ponendo attenzione all’equilibrio dei conti pubblici e alla necessità di tenere sotto controllo la dinamica del rapporto fra debito e prodotto». Visco sottolinea ancora come sarebbe «rischioso basarsi solo su di esse nel tentativo di uscire dalla trappola della bassa crescita». Le linee guida sono dunque quelle di «prudenza e lungimiranza, per evitare tensioni o possibili crisi e per non lasciare un debito più elevato».

Il numero uno del direttorio di Via Nazionale, poi, confessa che in Italia «le riforme hanno perso slancio per i timori dei costi, spesso immediati, e i dubbi sui benefici che maturano gradualmente e con tempi relativamente lunghi. «In queste condizioni – spiega ancora Visco – davanti a una nuova crisi saremmo oggi molto più vulnerabili di quanto lo eravamo dieci anni fa». La necessità, dunque, è quella di riforme che riducano gli ostacoli alle imprese e all’innovazione, riprendendo se necessario la strada degli investimenti pubblici. Su quest’ultimo tema, tuttavia, il governatore pone un freno importante, sono infatti da «selezionare con la massima efficienza», varando «un’equilibrata riforma fiscale, diretta ad accrescere l’occupazione e promuovere la crescita dell’economia».

La poltrona più prestigiosa della banca centrale ricorda poi quanto sia importante non scalfire la fiducia dei mercati nei confronti del nostro Paese, mantenendo «condizioni ordinate sul mercato dei titoli di Stato», atteggiamento «indispensabile per difendere la stabilità del sistema finanziario e tutelare efficacemente il risparmio degli italiani». I dati dello spread negli ultimi due mesi confermano questa visione: «Le difficoltà della finanza pubblica – continua infatti Visco – possono determinare un complessivo deterioramento del merito di credito delle imprese, con conseguenze sulla qualità dei prestiti bancari».

Tuttavia, Ignazio Visco ricorda anche che l’economia italiana come le altre principali economie, sta rallentando e «i segnali di decelerazione si sono estesi alla primavera». Impressioni confermate dai dati dell’Istat, anche se – aggiunge il governatore - «la fiducia delle famiglie e delle imprese si mantiene su livelli elevati». Salgono, infatti, i prestiti bancari e migliora il mercato del lavoro.

Molte parole sono state spese anche sull’Unione Europea e sul rapporto fra i paesi membri. Mentre Visco spiega che «in Europa hanno pesato le preoccupazioni di alcuni paesi circa la distribuzione di costi e benefici degli interventi necessari a migliorare la governance economica dell’unione», il presidente di Abi, Patuelli, è più lapidario: «l’Italia scelga l’Europa, o faremo la fine dell’Argentina». Parole di elogio sono giunte dal numero uno delle Banche italiane nei confronti di Mario Draghi, governatore della BCE: «ha garantito assai bassi tassi che, penalizzando le banche, hanno favorito la ripresa e salvato la Repubblica nella gestione del debito pubblico il cui peso, altrimenti, sarebbe caduto fiscalmente drammaticamente sulle imprese e sulle famiglie italiane».