Si è svolta questa mattina la presentazione della relazione annuale dell’Inps. Ospitata nella Sala della Regina di Palazzo Montecitorio, a illustrare la relazione era presente il presidente dell’Istituto, Tito Boeri. Con lui la vicepresidente della Camera Maria Edera Spadoni e il ministro dello Sviluppo Economico, del Lavoro e delle Politiche Sociali, Luigi Di Maio.

Già prima dell’incontro era arrivato il pensiero del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che era tornato a criticare il presidente dell’Inps per quanto sostenuto recentemente circa la necessità che gli immigrati lavorino per riequilibrare il sistema pensionistico. Interpellato a margine dell’assemblea degli assicuratori dell’Ania, il segretario della Lega aveva detto, riferendosi a Boeri, che «dovrebbe rendere efficiente il lavoro della sua azienda, che non sempre risponde bene e velocemente ai cittadini italiani». «Non dovrebbe far politica – lo aveva poi ammonito – cambiare la legge Fornero è nel programma con cui abbiamo vinto le elezioni». Sulla questione migranti poi, Salvini riferisce che «è abbastanza curiosa come ipotesi» il fatto «che siano gli immigrati a pagar le pensioni degli italiani e a tenere in piedi questo Paese». 

Nel suo intervento, Tito Boeri ha parlato innanzitutto di giovani. «Purtroppo la fuga all’estero di chi ha tra i 25 e i 44 anni non sembra essersi arrestata neanche con la fine della crisi – dice il presidente dell’Inps – nel 2016 abbiamo perso altre 115.000 persone, l’11% in più dell’anno precedente». 

Boeri non poteva non soffermarsi su quello che è uno dei temi più caldi del momento, i lavoratori della cosiddetta «Gig economy», a partire dalle paghe e dai contratti dei riders, principalmente quelli di aziende come Foodora e Deliveroo. Secondo l’Inps lavorano in media 15 ore a settimana, a 12 euro lordi con circa 2,5 consegne l’ora, in un periodo medio di 4 mesi. Il 90% di questi è formato da uomini e in tre casi su quattro la loro “dotazione” con cui lavorano non è altro che una bicicletta e uno smartphone. Mentre il 42% dei cosiddetti riders ha fra i 18 e 24 anni, il 33% ha più di trent’anni.

Sul cambio di leadership fra Palazzo Chigi e il parlamento, conseguente alle elezioni del 4 marzo, Boeri augura buon lavoro, ma dice anche che «non possiamo che reiterare con forza il nostro invito a pensare al futuro». Nella presentazione della relazione, il presidente dell’Inps accusa il confronto pubblico degli ultimi mesi di aver parlato «tanto d’immigrazione e mai dell’emigrazione dei giovani, del vero e proprio youth drain cui siamo soggetti: nessuno sembra preoccuparsi del declino demografico del nostro Paese».  «Gli italiani – spiega ancora Boeri – sottostimano la quota di popolazione sopra i 65 anni e sovrastimano quella di immigrati e di persone con meno di 14 anni». «Si tratta di vera e propria disinformazione» aggiunge lapidario il presidente dell’Inps. «Il nostro Paese ha bisogno di aumentare l’immigrazione regolare – continua Boeri – perché sono tanti i lavori che gli italiani non vogliono più svolgere». Nel lavoro manuale non qualificato, infatti, ci sono il 46% dei lavoratori stranieri in Italia e l’8% dei lavoratori italiani. 

Parlando di temi più strettamente legati al sistema pensionistico, Tito Boeri si è soffermato sull’ipotesi del governo di reintrodurre la cosiddetta “quota 100”. Secondo Boeri «costa fino a 20 miliardi all’anno» se pura, mentre la «quota 100 con 64 anni minimi di età costa fino a 18 miliardi che si riducono a 16 alzando il requisito anagrafico a 65 anni, quota 100 con 64 anni minimi di età e il mantenimento della legislazione vigente per quanto riguarda i requisiti di anzianità contributiva indipendenti dall’età costa fino a 8 miliardi». Avremmo, in sostanza, «subito 750mila pensionati in più». L’economista spiega inoltre che «ripristinare le pensioni d’anzianità significa ridurre il reddito netto dei lavoratori», infatti «in un sistema pensionistico a ripartizione come il nostro i contributi di chi lavora servono ogni anno a pagare le pensioni di chi si è ritirato dalla vita attiva, ma oggi abbiamo circa 2 pensionati per ogni 3 lavoratori», un rapporto tra l’altro che «è destinato a salire nei prossimi anni». «L’occupazione – aggiunge Boeri – è molto sensibile a variazioni del cuneo fiscale e contributivo, avremmo dunque non solo più pensionati ma anche meno lavoratori, ciascuno dei quali con un fardello ben più pesante». 

Ancora sulla legge Fornero, secondo Boeri «tornare indietro del tutto non è possibile», anche perché le persone che hanno subito «gli effetti più dirompenti di quella riforma» si sentirebbero «beffate, a partire dalle donne». «Possiamo – aggiunge però il presidente dell’Inps – permetterci una maggiore flessibilità di quella consentita dalla riforma Fornero». «Accelerando la transizione al metodo contributivo possiamo concedere una via d’uscita a chi ha perso ogni motivazione e sarebbe un peso per l’impresa in cui lavora» spiega Boeri. 

Sul «decreto dignità», poi, Boeri dice che «cinque proroghe dei contratti sono troppe» e «non si vede perché reintrodurre le causali sui contratti a tempo determinato». Secondo il presidente dell’Inps «l’esperienza passata dimostra che comportano un forte appesantimento burocratico, scoraggiando la creazione di lavoro soprattutto nelle piccole imprese». Boeri suggerisce di «aumentare i contributi sociali di questi contratti ad ogni proroga». In sostanza «meglio semplificare la normativa e rafforzare la vigilanza ispettiva». 

Sul reddito d’inclusione, Boeri si trova a difendere la misura, sostenendo però che con 6 miliardi aggiuntivi si potrebbe raggiungere l’80% delle famiglie povere, reperendo risorse ponendo ordine nella giungla di prestazioni di natura assistenziale. «Ci sentiamo di chiedere sommessamente – continua l’economista – di non disperdere il lavoro svolto nel mettere in piedi una infrastruttura nazionale capace di raggiungere le famiglie povere». 

A conclusione dell’intervento, il ministro Luigi Di Maio ha ringraziato Tito Boeri e gli ha augurato buon lavoro, che verrà solo «se ognuno starà nel suo ruolo». Più dura la replica di Salvini, che su Twitter scrive «Servono più immigrati per pagare pensioni… cancellare la Fornero costa troppo… servono più immigrati per fare lavori che gli italiani non vogliono più fare… Presidente Inps continua a fare politica, ignorando la voglia di lavorare di tantissimi italiani. Vive su Marte?». Di Maio afferma tuttavia di non voler sostituire Boeri fino alla scadenza del suo mandato, che avverrà nel 2019. L’economista dal canto suo fa sapere che «noi diciamo la nostra su questioni di rilevanza per il nostro istituto, per le giovani generazioni ma poi, quando il Parlamento e il Governo decidono, ci mettiamo pancia a terra ad applicare le leggi come abbiamo fatto in tutti questi anni».