Nel primo trimestre dell’anno la crescita modesta del reddito disponibile (inferiore a quella dell’ultimo trimestre del 2017) unita a una lieve accelerazione dell’inflazione ha determinato un rallentamento del potere d’acquisto delle famiglie italiane pari a meno 0,2%. La diminuzione della capacità di spesa, insieme alla dinamica positiva dei consumi, ha generato una diminuzione della propensione al risparmio.

Il reddito delle famiglie italiane, secondo l’Istat, è aumentato in termini congiunturali dello 0,2% a fronte di una crescita dei consumi dello 0,8%. Questo ha generato una diminuzione di mezzo punto percentuale del risparmio rispetto alla fine del 2017.  In base ai dati forniti dall’istituto di statistica la propensione al risparmio degli italiani è scesa al 7,6%.

Per il momento nessun dramma visto che la crescita congiunturale si mantiene sopra quota zero rispetto allo scorso anno, ma il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, Massimo Dona, lancia la sua richiesta alla politica: «Il dato di oggi attesta che serve una politica dei redditi. Bisogna aumentare in modo significativo il reddito disponibile delle famiglie, altrimenti i consumi non potranno mai decollare e si resterà sempre ai più zero virgola. Non basta ridurre la disoccupazione ed aiutare i poveri. Anche chi ha un lavoro regolare e a tempo indeterminato fatica ad arrivare alla fine del mese». «Se l'inflazione dovesse risalire – conclude Dona - il potere d'acquisto sarebbe destinato a peggiorare ulteriormente, salvo si reintroducano meccanismi di adeguamento delle retribuzioni all'inflazione programmata, come la vecchia scala mobile».