Nonostante i numeri parlino di una discreta e costante crescita economica, l’Italia si trova ad affrontare un problema di povertà che colpisce una fascia abbastanza ampia della popolazione (un italiano su dieci). Secondo l’Istat, infatti, sono oltre 5 milioni gli individui che hanno vissuto il 2017 sotto la soglia di povertà.

Si tratta del dato più alto dal 2005, che in qualche modo è stato anticipato dal boom di richieste per il reddito di inclusione pervenute all’Inps. Il Sud e i giovani fra i 18 e 35 anni sono i più colpiti dalla piaga della povertà.

L’incidenza della povertà assoluta è di 6,9% per le famiglie (era il 6,3% nel 2016) e dell'8,4% per gli individui (da 7,9%) con l’aumento di circa 0,2 punti percentuali derivanti dalla crescita dell’inflazione.

Per povertà assoluta l’Istat intende la condizione economica negativa che non permette all’individuo l’acquisto di beni e servizi di prima necessità. Tale soglia varia a seconda delle zone d’Italia passando dai circa 800 euro del Nord ai 560 del Sud (se si considera come indice un individuo solo e indipendente di età compresa tra i 18 e i 59 anni). L’indice di povertà relativa, invece, tiene conto della spesa media per persona del Paese (per una famiglia composta da due individui si attesta sui 1.085,22 euro mensili).

A soffrire maggiormente è il Mezzogiorno dove l'incidenza della povertà assoluta aumenta sia per le famiglie (+1,8% rispetto al 2016) sia per gli individui (+1,6%) senza distinzioni particolari tra i grandi agglomerati urbani o i piccoli comuni. L’istituto di statistica sottolinea come i dati raccolti dimostrano una crescita dei poveri anche nelle zone settentrionali e al centro del’Italia.

I dati confermano quello che sapevamo già. La povertà colpisce principalmente i non occupati e i nuclei familiari dove il capo-famiglia ha un basso livello d’istruzione. Nella famiglia con a “capo” un operaio la povertà ha un’incidenza doppia rispetto a una famiglia di un pensionato (11,6% contro il 4,2%).

I dati diventano ancor più allarmanti se si considera l’incidenza della povertà su individui e famiglie di stranieri residenti in Italia. In questi casi gli indici di povertà assoluta si attestano al 29% per gli individui stranieri (al Sud si toccano picchi del 40%) e al 16,4% per i nuclei familiari composti da almeno un membro di un altro paese. Secondo l’Istat le famiglie a basso reddito e composte almeno in parte da stranieri «rappresentano il 27,0% di tutte le famiglie povere in termini assoluti e il 31,0% degli individui poveri».

Rispetto allo scorso anno è in crescita anche la povertà relativa: nel 2016 ha colpito 3,17 milioni famiglie residenti (12,3%, contro 10,6% nel 2016) per un totale di 9,36 milioni individui (1,6% rispetto al 2016). In questo caso la povertà è maggiormente presente tra le famiglie con 4 (19,8%) o 5 componenti e più (30,2%), soprattutto se la persona di riferimento è un under35 (16,3%).

Nel rapporto registra miglioramenti per quanto riguarda i dati della povertà assoluta dei minori, precisando comunque che il tasso è ancora elevato: «pari al 12,1% (1 milione 208mila, 12,5% nel 2016); si attesta quindi al 10,5% tra le famiglie dove è presente almeno un figlio minore, rimanendo molto diffusa tra quelle con tre o più figli minori (20,9%)». A questo aspetto si somma l'incidenza della povertà assoluta che risulta più accentuata più è bassa l'età della persona di riferimento in famiglia: sotto i 35 anni si arriva al 9,6%.