Anga crea un network tra gli imprenditori agricoli che permette lo scambio di informazioni e conoscenze. Il 7 e l'8 giugno, in occasione dei 60 anni di attitivà dell'Associazione che riunisce Giovani Imprenditori Agricoli italiani, si terrà a Roma il XVII Convegno Quadri. Si parlerà di innovazione, qualità e sostenibilità.

Per conoscere meglio la realtà associativa in vista del Convegno Quadri di Giugno, Vocealta.it ha intervistato Giulio Manzotti, presidente di Anga Veneto e Venezia, che parteciperà all'iniziativa fortemente promossa dal presidente nazionale di Confagricoltura giovani, Raffaele Maiorano

Vorrei che ci raccontasse un po’ di lei e della sua azienda.

«Sono titolare di un’azienda di seminativi a San Donà di Piave, in provincia di Venezia e sono presidente regionale di Anga Veneto e della provincia di Venezia. Sono laureato in Giurisprudenza con una tesi sulla Normativa Ambientale nella Pac (Politica Agricola Comune) e quindi in diritto agrario. Ho ereditato l’azienda agricola di mio nonno materno perché i miei genitori svolgono altre professioni. Prima, per amministrare l’azienda ci avvalevamo di un professionista a cui successivamente sono subentrato io».

Si parlerà di qualità, sostenibilità e innovazione qual è il suo parere in merito a questi argomenti?

«La sostenibilità deve essere per prima cosa di tipo economico per l’azienda agricola perché un imprenditore deve ottenere un profitto che gli permetta di investire dei denari per mettere in moto il circolo dell’innovazione. La sostenibilità economica passa per l’attenta osservazione dei processi produttivi. Qui l’innovazione tecnologica è fondamentale per diminuire i tempi e i costi superflui massimizzando le prestazioni dei macchinari e risparmiando nell’utilizzo di agrofarmaci, di fitofarmaci e di fertilizzanti. Si pensi a tutti i passaggi della produzione come la meccanica dei terreni, uno strumento tecnologico che agevola il fattore a non passare sui terreni su cui aveva già operato. Questi sono piccoli esempi che sto utilizzando nella mia azienda agricola avvalendomi dell’aiuto di persone che operano con questi macchinari. Riguardo la sostenibilità ambientale siamo sottoposti a una normativa molto restrittiva, che limita l’utilizzo di fertilizzanti e agrofarmaci. Di base l’agricoltura italiana è già sostenibile e può solo migliorare se gli attori economici (gli agricoltori) si attengono alle norme sullo smaltimento e riguardo l’utilizzo delle sostanze chimiche».

Cosa l’ha spinta ad impegnarsi in Anga e cosa rappresenta per lei questa associazione?

«Il punto di forza di Anga è l’unione tra i nostri imprenditori contro un mercato globale sempre più orientato alle commodity. La creazione di un network di agricoltori permette uno scambio di informazioni e di conoscenze che consente una crescita collettiva dei professionisti del settore agricolo. In Anga anche un momento conviviale può diventare un modo per poter approfondire tematiche sul lavoro che permettono la crescita di tutti».