Non esiste una risposta univoca alla domanda "cosa vuol dire fare sindacato?". Per le giovani realtà italiane, soprattuto per le aziende agricole, è di fondamentale importanza unirsi per studiare nuove soluzioni e per far valere le proprie istanze nelle istituzioni nazionali ed europee. 

Per conoscere meglio la realtà associativa in vista del Convegno Quadri di Giugno, Vocealta.it ha intervistato Francesco Longhi, presidente di Anga Rovigo, che parteciperà all'iniziativa fortemente promossa dal presidente nazionale di Confagricoltura giovani, Raffaele Maiorano.

 

Vorrei che ci raccontasse un po’ di lei e della sua azienda.

«Ho 30 anni e sono laureato in agraria. Sono un imprenditore agricolo e la mia azienda, che porta il mio nome, ha sede in provincia di Rovigo ed è specializzata in colture intensive (grano, mais, soia) e selvicoltura. Oltre alla mia attività imprenditoriae, svolgo la professione di agronomo compatibilmente agli impegni della mia azienda. La mia è una ditta individuale, che ho fondato tre anni fa e per me rappresenta l’amore che ho per l’agricoltura e la prosecuzione dell’attività di famiglia. Mio padre è anche lui un imprenditore agricolo e io mi appoggio alla sua azienda per crescere più velocemente, pur essendo la mia una realtà a sé stante».

 

Al Convegno Quadri si parlerà di qualità, sostenibilità, innovazione e giovani e sindacato. A quale tavolo tematico ha deciso di partecipare?

«Sono tre temi molto interessanti, ma io ho scelto il tema delle politiche sindacali perché essendo presidente provinciale ho bisogno di crescere sotto questo aspetto che in questo momento mi rappresenta maggiormente. Tanti mi chiedono cosa significhi fare sindacato e io rispondo che in realtà non esiste una risposta univoca. Noi presidenti provinciali diamo il nostro contributo mettendoci a disposizione del gruppo attraverso approfondimenti sulle politiche agricole che sono varate a livello statale ed europeo. L’imprenditore agricolo deve essere una persona dinamica e curiosa, disponibile alle novità e che deve aprirsi all’utilizzo della tecnologia e delle nuove strategie di gestione. Fare sindacato vuol dire apprezzare e difendere tutte queste componenti, mettendole anche a disposizione degli agricoltori per crescere, anche se alcuni di loro, purtroppo, tendono a stare chiusi a riccio su sé stessi».

Cosa l’ha spinta ad impegnarsi in Anga e cosa rappresenta per lei questa associazione?

«Si può dire che la mia partecipazione è stata quasi una naturale conseguenza del mio pensiero sull’agricoltura e sulla mia vocazione sindacale. Inoltre, dalla mia entrata in Anga, nel 2015, credo di aver raggiunto una maturità personale che mi ha permesso di affrontare con serenità e coraggio questa mission. Siamo riusciti a creare un gruppo solido ed energico che aiuta a rendere la rappresentanza più omogenea».