Il made in Italy agroalimentare all’estero conquista un primato storico: il nostro export, infatti, raggiunge i 41,03 miliardi di euro nel 2017, crescendo del 7% rispetto al 2016. L’Italia vanta un livello di esportazioni alto e in continua crescita, registrata soprattutto – secondo i dati Istat – nel mese di febbraio 2018. I dati ci sono, e sono in crescita anche i tanti giovani che hanno deciso di dedicare la loro vita al settore agroalimentare e che si riuniranno a Roma il 7 e 8 giugno in occasione del Convegno Quadri di Anga, l’Associazione Nazionale dei Giovani Imprenditori Agricoli, che quest’anno festeggia i suoi 60 anni di costituzione.

Per conoscere meglio la realtà associativa in vista del Convegno Quadri di giugno, Vocealta.it ha intervistato Diego Locatelli, presidente di Anga Bergamo, che parteciperà all'iniziativa fortemente promossa dal presidente nazionale di Confagricoltura giovani, Raffaele Maiorano.

Ci racconti di lei e della sua azienda.

«La nostra è una realtà storica: insieme ha mio fratello ho proseguito l’attività avviata dai miei nonni e che mio padre ha condotto in questi ultimi anni. L’azienda di famiglia, Società Agricola Locatelli Caffi, è specializzata nella produzione vitivinicola nella provincia di Bergamo. Ultimamente ci siamo modernizzati e abbiamo investito principalmente sulla viticoltura e nell’acquisizione di marchi Doc e Igp per i nostri prodotti. Le viti occupano circa 30 ettari di terreno. I numerosi prodotti siamo riusciti a ottenere la denominazione di origine (Valcavecchio Doc e Moscato di Scanzo Docg)».

Al Convegno Quadri si parlerà di qualità, sostenibilità e innovazione. Qual è il suo parere in merito a questi argomenti?

«La qualità è il primo valore su cui un’azienda deve puntare, grazie alla quale un’azienda sopravvive alle leggi del mercato moderno. Dall’innovazione non si può prescindere. Oggi l’agricoltore deve essere al passo con i tempi e mostrarsi sempre più innovativo, limitando il costi di produzione e puntando a operare in modo più qualitativo. Anche la sostenibilità, che spesso è vista come un limite, è un asset decisivo per l’agricoltore moderno. Il consumatore è cosciente dell’importanza della sostenibilità e la richiede. Seppur abbia un costo, rappresenta un feedback per una produzione più controllata e a norma. Per questo è un’opportunità di cui non bisogna abusare: non deve essere sfruttata solo per fini pubblicitari».

Cosa l’ha spinta ad impegnarsi in Anga e cosa rappresenta per lei questa associazione?

«I membri della mia famiglia sono associati storici di Confagricoltura e di conseguenza ho sempre vissuto a livello confederale con tale realtà associativa. Io ho deciso di associarmi ad Anga per avere un confronto con altri coetanei che vivono attivamente l’esperienza della loro azienda. Ho sempre creduto nelle potenzialità del dialogo: quando ci si confronta, quando si fa parte di un gruppo, gli spunti di riflessioni e i consigli sono sempre innumerevoli. Attualmente Anga Bergamo sta vivendo una fase di ricostruzione dopo alcuni anni di stasi. La mia priorità come presidente sarà ridare una prospettiva a questa sezione, coinvolgendo gli associati con nuovi progetti motivanti e professionalmente arricchenti».