Qualità, sostenibilità, innovazione. Sono le parole chiave intorno alle quali ruoterà il Convegno Quadri promosso dall’Associazione Nazionale dei Giovani Imprenditori Agricoli (Anga), che si terrà a Roma il 7 e 8 giugno. Anga, attiva su tutto il territorio nazionale, è parte integrante della Confagricoltura, tra le principali e più antiche organizzazioni degli agricoltori in Italia.

Nel corso della due giorni di incontri e dibattiti, esperti del settore affronteranno con il supporto degli associati le principali tematiche inerenti la realtà imprenditoriale agricola italiana: dagli obiettivi previsti nell'Agenda 2030 alla tutela del "made in Italy", dall'aumento dei costi di produzione alle politiche comunitarie. Protagonisti dell'evento, i giovani agricoltori italiani di Anga che hanno deciso di investire il loro futuro per rilanciare l'agricoltura

Per conoscere meglio la realtà di Anga, i suoi valori, le sue radici e i suoi obiettivi, abbiamo intervistato, in vista del Convegno Quadri, Guido Gatti, presidente di Anga Umbria.

Ci racconti un po’ di lei e della sua realtà.

«Ho 30 anni e lavoro nell’azienda agricola di famiglia, la Società Gatti S.s., specializzata, ormai da generazioni, in colture intensive. A causa dei prezzi molto bassi del grano, sono stato costretto a variare le colture e a indirizzarmi sul foraggio e soprattutto sull’erba medica da riproduzione. Erano vent’anni che non facevamo questa scelta aziendale, condizionata dai prezzi troppo bassi dei cereali. Questa situazione rappresenta un grave problema per il Made in Italy, minacciato dalle frequenti importazioni di grano dall’estero. Gli adempimenti mostruosi che dobbiamo affrontare rappresentano ancora un limite alla produzione ma almeno permettono di tracciare e controllare al meglio il prodotto».

Al Convegno Quadri del 7-8 giugno a Roma si parlerà di qualità, sostenibilità e innovazione qual è la sua posizione in merito a questi argomenti?

«Questi temi sono centrali sia per il consumatore sia per il bene delle nostre terre e sono un trinomio cardine dell’agricoltura presente e futura. Ritengo che innovazione e sostenibilità siano legate: grazie alla ricerca riusciamo a razionalizzare sia l’acqua sia l’uso dei pesticidi. Un benessere per il prodotto e l’ambiente è di fatto un guadagno indiretto per gli agricoltori. Grazie a questi nuovi trattamenti, che rappresentano una risorsa per tutti (produttori e consumatori), si potrà eliminare il problema degli infestanti e di conseguenza si avrà un minore apporto di pesticidi».

Cosa l’ha spinta ad impegnarsi in Anga e cosa rappresenta per lei questa associazione

«Sono iscritto all’Anga da dieci anni: sono partito da socio semplice per poi ricoprire le cariche di presidente provinciale e, ora, di massimo rappresentante regionale. Sono entrato in questa associazione per essere parte attiva del sistema e, allo stesso tempo, protagonista delle politiche agricole per tutelare la categoria di cui faccio parte. Gli agricoltori hanno infatti bisogno di supporto, soprattutto in seguito all’ingresso nel circuito comunitario, dove vi sono politiche molto restrittive. Ritengo che la categoria debba attuare una politica difensiva e propositiva contro le strategie comunitarie, spesso ignare delle dinamiche dell’agricoltura italiana. Il ruolo del sindacato è fondamentale: serve a ascoltare, conciliare e coordinare le diverse necessità degli agricoltori italiani  per poi portarne le istanze a livello comunitario».