Per molti esperti di diritto tributario, la cosiddetta "pace fiscale" leghista, o "maxicondono" per gli altri lembi del governo,  è probabilmente l’unico modo per recuperare almeno una parte delle cartelle esattoriali mai riscosse dall’Agenzia delle Entrate. Fiumi di denaro che si sono accumulati negli anni senza che nessuno riuscisse a venirne a capo.  Il provvedimento della Lega punta a recuperare 35 miliardi di euro già nel 2018. Una cifra peraltro in linea con quanto stimato dal direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Ruffini, che due anni fa in audizione davanti alla commissione Finanze del Senato aveva detto: “Sui 1.058 miliardi di euro di crediti da riscuotere affidati a Equitalia tra il 2000 e il 31 dicembre 2015, si può sperare di riscuoterne 51”, il 5%.

Secondo gli esperti tributaristi contattati da Business Insider: «Indovinare quanto si possa recuperare davvero è un terno al lotto – spiega un legale che preferisce rimanere anonimo -, ma in Italia l’adesione ai condoni ha avuto successo quando il prezzo è stato ragionevole. Per un’operazione del genere serve il giusto equilibrio». Il ragionamento degli esperti è chiaro: per far perdere le proprie tracce al fisco e continuare a non versare il dovuto, gli evasori fiscali devono sostenere una serie di costi – tra consulenti e avvocati – non indifferente.

Chi si oppone al condono sottolinea come sia un incentivo a non pagare le tasse confidando nel fatto che – prima o poi – un provvedimento del genere potrebbe arrivare. Un esperto tributarista osserva: «1.054 miliardi di cartelle esattoriali non riscosse in 15 anni sono già un buon incentivo per chi vuole fare il furbo. Una sanatoria, in questo momento, potrebbe avere un senso. Ed essere vantaggiosa per lo Stato». Anche perché nel 2016, anno record, Equitalia riuscì a riscuotere solo 8,7 miliardi di euro.