La situazione del lavoro in Italia è sempre più caratterizzata da elementi contrastanti: frena la crescita degli stipendi d’impiegati e operai (-0,2% rispetto al tasso di inflazione), mentre cresce lo stipendio dei dirigenti, diminuiscono le disparità di genere e i dati sugli stipendi dei giovani assunti.

La nuova edizione del Salary Outlook, realizzato dall’Osservatorio Jobpricing, sottolinea come in Italia, in media, un lavoratore ha ricevuto una Retribuzione annuale lorda (Ral) pari a 29.380 euro. Il dato tiene conto del diverso inquadramento degli stipendi in base alle categorie: un operaio guadagna in media 24.865 euro l’anno, un impiegato 30.814 euro, i quadri dirigenziali 54.021 euro e i dirigenti apicali 101.821 euro lordi annui.

A vedere questi numeri balza subito all’occhio la discrepanza salariale, di quasi quattro volte, tra la punta e la base della piramide salariale, ma i risultati diventano leggermente più omogenei se si considera gli stipendi al netto delle tasse.

Nell’ultimo anno la categoria dei dirigenti è stata quella che ha guadagnato di più (+0,6%) rispetto ai dati del 2016 (dopo anni di calo derivanti dall’uscita dal mercato di dirigenti esperti e la mancata assunzione di nuovi manager). Calano leggermente gli stipendi degli impiegati (-0,3%), mentre crescono quelli degli operai (+1%) e quadri (+0,4%).

Prendendo in cosniderazione l’ultimo quadriennio, il bilancio non può che essere positivo visto l’aumento degli stipendi medi pari al 2,5%. Purtroppo siamo ancora lontani dai valori sia degli stati che hanno trainato la crescita europea come Francia e Germania, sia da paesi come l’Irlanda che hanno subito diverse scosse recessive negli ultimi anni. "La tassazione italiana fa sì che gli stipendi dei lavoratori dipendenti, considerati al netto della tassazione, ci portino agli ultimi posti della classifica", l'amara annotazione del report.

Interessante la dinamica che riguarda le retribuzioni variabili che sono cresciute in tutti i settori: +800 euro lordi per i dirigenti, +550 euro per i quadri e +200 circa per impiegati e operai. La crescita di questi valori indica la volontà delle aziende di legare la crescita degli stipendi in relazione ai risultati aziendali.

A livello geografico restano le notorie differenze di salario tra il Nord e le altre zone d’Italia (+7,1% rispetto al Centro e +17,3% rispetto a Sud e Isole). La Lombardia si conferma come prima regione dello Stivale per stipendi medi (circa 32mila euro Ral), mentre la Calabria è il fanalino di coda (24.500 euro circa).

Andamenti positivi, invece, per quanto riguarda le diversità di genere. Nonostante la disparità tra uomini e donne sia ancora al 10,4% si segnala una diminuzione del 2,3% rispetto al 2016. "Il divario può essere quantificato immaginando che le donne inizino a guadagnare, rispetto ai colleghi maschi, solo a partire dalla seconda settimana di febbraio", si legge in una nota del documento.

Spiragli di luce anche sul fronte dei salari giovanili che, in linea con i trend occupazionali, sono cresciuti di più rispetto alle altre fasce d’età, In media un giovane operaio o impiegato guadagna 24.125 euro (+5,5% rispetto al 2016). Nonostante i dati positivi resta ampio il gap generazionale tra il salario in entrata nel mondo del lavoro e quello della maturità (+47,2%).