Se Atene piange Sparta non ride. Non solo Alitalia, ma anche AirFrance è a rischio fallimento. ‹‹Se non vengono fatti gli sforzi necessari per portarla allo stesso livello competitivo di Lufthansa e delle altre grandi compagnie, sparirà››, ha dichiarato il ministro delle Finanze francese Bruno La Maire in una intervista a Bfm tv. La Maire ha escluso la possibilità di una ricapitalizzazione statale: ‹‹Io non prendo i soldi dei francesi per metterli in una compagnia che non è al necessario livello competitivo››.

Il ministro ha accettato di vendere le quote azionarie dello stato nelle compagnie Aeroporti di Parigi e Francaise des juex, ma ha definito ‹‹inaccettabili›› le richieste dei sindacati, appellandosi al senso di responsabilità di manager e lavoratori per trovare una nuova intesa tra l’azienda e i dipendenti.

I sindacati hanno indetto per oggi l’ennesima giornata di sciopero (14esimo giorno di protesta da febbraio per costo totale di 300 milioni di euro) per rivendicare le loro richieste salariali. Nonostante lo sciopero, la compagnia ha assicurato che quasi l’85% dei voli AirFrance previsti per oggi partirà regolarmente. Partirà il 99% dei voli a lungo raggio, 80% di quelli a medio raggio da e per l’aeroporto di Paris Roissy-Charles de Gaulle e l’87% dei voli a breve raggio a Orly e nelle province.

Intanto il titolo AirFrance-Klm continua il suo crollo in borsa (-13%) dopo le dimissioni dello scorso venerdì dell’amministratore delegato Jean-Marc Janaillac a causa dell’ennesima proposta riguardante gli stipendi dei lavoratori bocciata da rappresentanti dei dipendenti. Il cda ha comunque chiesto all’amministratore uscente di rimanere in carica fino al prossimo consiglio del 15 maggio quando gli altri membri si ritroveranno per trovare una governance transitoria.

Sulla questione è intervenuto anche l’economista francese Nicolas Bouzou, che, dalle colonne di Le Figaro, ha proposto la cessione del 14% di azioni che lo stato possiede nel Gruppo Air France-Klm: ‹‹Finanziariamente non sarà glorioso per i poteri pubblici perché il prezzo di queste azioni è basso, ma il contribuente francese deve uscire da questa galera che dura da quasi un secolo››.

In Italia, al contrario, la situazione di Alitalia risulta in stand by in attesa della formazione di un nuovo governo. Pur dichiarandosi favorevole a posticipare i termini per la vendita della compagnia di bandiera (attualmente è in esame alla commissione speciale del Senato il decreto che sposta i termini dal 31 ottobre al 15 dicembre), il Movimento 5 Stelle non apre a una vendita a tutti i costi e va all’attacco del neo consigliere d’amministrazione di Tim, Luigi Gubitosi (commissario straordinario di Alitalia): ‹‹Come farà a conciliare questi due incarichi delicati e strategici per il Paese è tutto da scoprire››.