Novanta giorni fa la Corte d’Appello di Torino ha assolto tutti gli imputati del processo sul porto di Imperia, incluso Francesco Bellavista Caltagirone, ex presidente del gruppo Acqua Marcia. A distanza di tre mesi sono state pubblicate le motivazioni della sentenza, dalle quali emerge una bocciatura – questa, sì, senza appello – dell’operato della procura di Imperia, che con l’avvio dell’inchiesta, poi finita nel nulla, ha determinato il blocco dei lavori del progetto del porto turistico. Uno stop che si protrae ancora oggi, con gravi danni per l’economia e l’immagine della città ligure.

Nelle motivazioni della sentenza di assoluzione, infatti, i giudici sottolineano come si sia “trattata di un’opera rimasta in larga misura incompleta" e "presentante notevoli difetti, in diversi suoi aspetti”, ma se la Porto di Imperia Spa non è riuscita a portare a termine la costruzione del porto turistico, ciò è stato dovuto proprio all’emergere dell’inchiesta della procura di Imperia, sbandierata con tanto clamore mediatico all’inizio e poi terminata con silenziose assoluzioni e archiviazioni per tutte le persone coinvolte (nell’aprile scorso tutti gli indagati, incluso Bellavista Caltagirone, sono stati archiviati anche nel filone sulla presunta bancarotta).

Non è tutto: i giudici della Corte d’Appello di Torino tirano le orecchie ai colleghi della procura di Imperia anche per quanto riguarda l’elaborazione dei capi di imputazione, poi smentiti in fase di giudizio. Imputazioni, scrivono i giudici, “formulate in modo non sempre di agevole comprensibilità”, tanto che “ne è riprova anche la presenza di diversi errori materiali nell’imputazione riportata nella sentenza di primo grado, alla cui correzione si è provveduto”. Celano, infine, “numerose lacune ed incertezze” i cambiamenti di impostazione accusatoriali intervenuti nel corso del procedimento.

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