Gli incendi nel bioma amazzonico sono aumentati del 196% ad agosto di quest'anno, raggiungendo 30.901 focolai attivi rispetto ai 10.421 dello stesso mese del 2018, secondo i dati dell'Istituto nazionale di ricerche spaziali (Inpe) brasiliano divulgati dal sito G1: si tratta dal numero più alto osservato per il mese dal 2010.

I roghi sono cresciuti anche considerando l'intero territorio brasiliano, e non solo l'Amazzonia: 51.936 focolai ad agosto, con un incremento del 128% rispetto allo stesso mese dell'anno scorso, quando sono stati identificati 22.774 focolai. Tra gennaio e agosto ci sono stati 90.501 focolai in tutto il Paese sudamericano, rispetto ai 52.926 dello stesso periodo dell'anno scorso (+71%): è l'indice più alto degli ultimi nove anni. Il record nazionale per i primi otto mesi dell'anno è stato il 2005, quando furono registrati 149.124 focolai di incendi. Secondo Inpe, la media storica per agosto è di 25.853 focolai attivi nel bioma amazzonico. Il mese scorso l'indice è stato del 19% superiore alla media degli ultimi 21 anni. Era dal 2010 che il numero di focolai non superava la quota di 22 mila.

In queste settimane, intanto, il pericolo da scongiurare è che vada in fumo il 5% di foresta, oltre al 20% già perduto, prima che si arrivi a un punto di non ritorno (tipping point) oltrepassato il quale la foresta amazzonica non sarà più in grado di contribuire alla regolazione del clima globale. Ma non solo il patrimonio naturale è in pericolo, oggi è corsa contro il tempo anche per proteggere le comunità locali che vivono della foresta, soprattutto quelle che sono riuscite ad avviare produzioni sostenibili senza distruggere la foresta primaria. L'urgenza è di impedire che gli incendi si espandano ulteriormente, poiché la stagione secca, che rafforza il propagarsi delle fiamme, non è ancora finita. Il WWF sta lavorando per affrontare l’emergenza, insieme ai partner locali, per fermare gli incendi e assistere le comunità in crisi. Allo stesso tempo il WWF richiama la necessità di una pressione politica per affrontare le cause che sono alla radice degli incendi e avviare da subito il processo di ripristino ecologico. Senza interventi urgenti il terreno bruciato è destinato a degradarsi con dilavamento, erosione, desertificazione, amplificando i rischi prodotti dai cambiamenti climatici.

Le azioni messe in atto in maniera prioritaria dal WWF nei paesi più colpiti dagli incendi, Brasile e Bolivia: Contrasto immediato degli incendi nelle aree più vulnerabili: il WWF sta dotando il personale delle aree protette di rifornimenti essenziali, inclusi veicoli e attrezzature di emergenza per combattere gli incendi in corso. Gli uomini e le donne che stanno lavorando per spegnere il fuoco hanno bisogno di mezzi di trasporto per raggiungere gli incendi, così come di benzina per i loro veicoli. C’è bisogno anche bisogno di maschere, pale, torce elettriche, batterie e altre attrezzature. A causa dell'intensità degli incendi e dell'ulteriore rischio di propagazione, il WWF sta anche formando nuovi i vigili del fuoco nelle comunità locali per consentire loro di sostenere gli sforzi delle squadre già presenti e dei ranger del parco. Assistenza alle comunità per ridurre gli impatti dell’emergenza: con il sostegno dei gruppi di donne e delle organizzazioni locali, il WWF è impegnato nel fornire assistenza alle comunità colpite dagli incendi che hanno perso casa e tutti i loro beni. Questo vuol dire dare aiuto medico e negli spostamenti, in collaborazione con partner locali ed esperti di gestione delle emergenze. Donne in gravidanza e bambini sono stati evacuati in aree più sicure ma hanno bisogno di tutto: dal cibo, all’acqua potabile, dalle coperte, al latte e alle medicine.

Il WWF, in questi giorni, sta fornendo consulenza diretta ai leader del G7 sulla valutazione economica della devastazione prodotta dagli incendi. Il presidente internazionale del WWF Pavan Sukdev ha incontrato il presidente Macron, che ha chiesto di analizzare il valore economico della perdita causata dagli incendi nelle ultime due settimane. Questi dati saranno auspicabilmente utilizzati dai leader dei governi del G7 per sviluppare una strategia a lungo termine per la conservazione dell’Amazzonia. Sostegno alle comunità locali per la protezione dell’Amazzonia: le comunità indigene svolgono un ruolo cruciale nella protezione dell’Amazzonia. Il ruolo del WWF è quello di sostenerli nelle loro battaglie e lavorare con loro per sviluppare progetti di conservazione e per proteggere le loro foreste. In particolare serve aiuto nella sicurezza e difesa. Molti leader dei movimenti delle comunità indigene rischiano infatti la vita nelle battaglie in difesa dell’Amazzonia. Il WWF sta inoltre mobilitando un ulteriore sostegno pubblico per una risposta immediata da parte del governo brasiliano sull'emergenza in Amazzonia.

I media locali ricordano anche che in settimana il Brasile parteciperà alla 31/a Riunione della Commissione forestale per l'America Latina e i Caraibi (Coflac), un evento biennale che nel 2019 si svolge a Montevideo, in Uruguay. Il rappresentante brasiliano atteso all'evento è Valdir Colatto, direttore generale del Servizio forestale brasiliano, un ente collegato al ministero dell'Agricoltura. Coflac è una delle commissioni della Fao e la riunione viene utilizzata come forum per lo scambio di esperienze e l'analisi di «questioni forestali di interesse regionale» dei Paesi partecipanti. Oltre a quello sulla bioeconomia sono previsti altri seminari, come «gestione globale degli incendi», «biodiversità, aree protette, comunità locali» e azioni di adattamento e mitigazione dei cambiamenti climatici nell'ambito della preparazione alla COP 25, la Conferenza Onu sul clima che si terrà in Cile a dicembre. Il Brasile si era proposto di ospitare l'evento, ma il governo di Jair Bolsonaro ha ritirato l'offerta a novembre 2018, citando difficoltà finanziarie dovute a «restrizioni di bilancio».

Il presidente brasiliano Jair Bolsonaro ha detto che è deciso ad andare alle Nazioni Unite, «se necessario, in sedia a rotelle», per spiegare la sua politica riguardo agli incendi e alla deforestazione in Amazzonia e difendere la sovranità della foresta pluviale, che considera minacciata. «Andrò all'Onu, se necessario in sedia o rotelle o in barella, ma ci andrò», ha assicurato Bolsonaro ai cronisti uscendo dalla residenza presidenziale del Palacio da Alvorada, aggiungendo che «voglio parlare dell'Amazzonia, parlare con conoscenza e patriottismo di questa area, che è stata ignorata da tanti governi precedenti il mio».

L'Assemblea Generale dell'Onu si aprirà a New York il prossimo 17 settembre e, secondo la tradizione del Palazzo di Vetro, sarà il Brasile ad avviare il dibattito nell'organismo. Il segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, ha detto venerdì scorso che sta lavorando perché a margine dell'Assemblea si svolga una riunione di paesi interessati sulla situazione in Amazzonia, che ha definito «molto seria». Bolsonaro deve sottoporsi l'8 settembre ad una nuova operazione per le conseguenze della pugnalata subita nel settembre dell'anno scorso nel Minas Gerais, in piena campagna elettorale, e - malgrado i medici abbiano detto che dopo l'intervento dovrà riposare per una decina di giorni - ha insistito che andrà a parlare a New York. «Non intendo accettare l'elemosina di nessun paese con il pretesto di proteggere l'Amazzonia», ha sottolineato il presidente brasiliano, secondo il quale la regione «è stata praticamente venduta al mondo intero: la stanno dividendo e vendendo fra di loro».

Interrogato sui sondaggi della Datafolha che indicano che la maggioranza dei brasiliani non condivide le sue posizioni sull'Amazzonia, e per questo la popolarità del suo governo è in calo, Bolsonaro ha chiesto ai giornalisti: «Ma qualcuno di voi crede a Datafolha? E credete anche a Babbo Natale?».