Greenpeace denuncia che per portare avanti la produzione di bestiame, soia, olio di palma, ma non solo, le principali aziende dell'alimentazione globale in un decennio hanno distrutto ettari di foreste, cancellando una superficie due volte grande come la Gran Bretagna. Urge perciò che i big del mercato alimentare pongano fine alla deforestazione entro il 2020 per evitare di perdere in tutto 50 milioni di ettari e di compiere altri danni all'Ambiente e al clima.

Nel suo rapporto intitolato "Countdown to Extinction", in occasione del vertice mondiale del Consumer Goods Forum (CGF), in corso a Vancouver, che riunisce le principali multinazionali del settore alimentare, tra cui Nestlé, Mondelēz e Unileverl'Ong sottolinea che circa l'80% del disboscamento globale è provocato dal settore agricolo, che è anche la principale causa di distruzione degli habitat. Greenpeace avverte che di questo passo la crescente domanda di prodotti agricoli rischia di far scomparire altri 50 milioni di ettari di foreste entro l'inizio del 2020, proprio nel decennale delle promesse fate ma non mantenute.

Secondo dati diffusi dalla Fao, l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura, nei prossimi anni il consumo di carne aumenterà del 76%, quello di olio di palma del 60% e di soia del 45%. Dal Brasile all'Indonesia, le attività più distruttive per le foreste tropicali e per il clima sono essenzialmente la produzione di soia, olio di palma, carta e polpa, bestiame. Numeri alla mano, ad esempio in Brasile la produzione di olio di palma è aumentata del 45% rispetto al 2010 e in Indonesia del 75%. La soia e' indicata come seconda causa di deforestazione globale: 90% della produzione è destinata all'alimentazione degli animali.

Il rapporto dell'Ong evidenzia che finora nessuna delle 50 più grandi realtà del commercio, della rivendita e della produzione ha dimostrato di aver attuato "azioni significative" per porre fine alla distruzione delle foreste. Anna Jones, responsabile della campagna globale per le foreste della sezione britannica di Greenpeace, ha dichiarato « Queste compagnie stanno distruggendo il futuro dei nostri figli, portandoci verso l'esaurimento delle risorse ambientali e la crisi del clima. Hanno sprecato un decennio con delle mezze misure e nel frattempo ampie aree verdi sono state distrutte».

L'Ong ha inviato una lettera ad ognuna di queste compagnie, chiedendo formalmente di « cambiare il proprio business per evitare il disastro ecologico e climatico invece di continuare a far crescere la domanda di prodotti che causeranno altre distruzioni». Il disboscamento rilascia ingenti quantità di emissioni di gas serra, responsabile del cambiamento climatico e della significativa distruzione di fauna e flora, di cui alcune specie sono a rischio estinzione.

Per Martina Borghi, campagna foreste di Greenpeace Italia « Non c’è tempo per false soluzioni. Da un lato, le multinazionali devono agire immediatamente per ripulire le loro filiere da deforestazione e violazione dei diritti umani. Dall’altro, anche governi nazionali e Ue devono impegnarsi concretamente e proporre una legislazione in grado di garantire che il cibo che mangiamo e i prodotti che utilizziamo non vengano prodotti a scapito dei diritti umani e delle foreste del Pianeta»