L’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso lancia un allarme sulla situazione del bacino acquifero del territorio. Presso la sala Caduti di Nassiriya in Palazzo Madama del Senato, l’osservatorio (promosso dalle Associazioni WWF, Legambiente, Mountain Wilderness, ARCI, ProNatura, Cittadinanzattiva, Guardie Ambientali d’Italia – GADIT, FIAB, CAI e Italia Nostra) ha tenuto una conferenza stampa per illustrare la “situazione di grave pericolo per l’acquifero del Gran Sasso in Abruzzo che rifornisce d’acqua circa 700.000 cittadini delle province di L’Aquila, Teramo e Pescara“

Stando alla nota presentata, l’acquifero è reso insicuro dalle due gallerie autostradali dell’A24 Roma-Teramo (oltre 10 km ciascuna), attualmente gestita dalla Strada dei Parchi SpA, e dai Laboratori sotterranei dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, realizzate dal 1969 al 1987 e a diretto contatto con la falda, senza che le stesse gallerie siano state impermeabilizzate. Questa situazione nel 2002 e nel 2017 ad esempio ha determinato per diversi giorni il divieto all’uso dell’acqua potabile del Gran Sasso. Recentemente la Strada dei Parchi SpA ha anche annunciato per il prossimo 19 maggio la chiusura delle gallerie autostradali, un provvedimento che isolerebbe completamente la regione da Roma a cui la Regione Abruzzo ha risposto con delibera della giunta regionale del 29 aprile 2019 richiedendo la dichiarazione dello “stato di emergenza”

L’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso ribadisce che qualsiasi ipotesi di commissariamento dovrà tenere fermi una serie di aspetti, tra cui il rispetto della normativa a difesa dell’ambiente e della salute umana, la messa in sicurezza della zona, una spesa di almeno 170 milioni di euro secondo quanto riportato nella delibera n. 33 del 25 gennaio 2019 “Gestione del rischio nel sistema idrico del Gran Sasso – DGR n. 643 del 7.11.2017. Definizione attività urgenti ed indifferibili”, una maggiore informazione, partecipazione e trasparenza a favore dei cittadini e la rimozione delle sostanze pericolose presso i Laboratori in quanto in contrasto con la normativa “Seveso” (Decreto legislativo n. 105/2015) “sulle strutture a rischio di incidente rilevante, come sono classificati i Laboratori dell’INFN fin dal 2002, e della normativa a protezione degli acquiferi.”