L’ambiente marino è un elemento delicato, prezioso e al contempo da valorizzare e difendere. Dalla volontà di raccontare ai cittadini lo stato del mare e le azioni che lo Stato mette in campo per la sua difesa è nata la campagna #IoSonoMare.

A promuoverla l’onorevole Salvatore Micillo, sottosegretario di Stato all’Ambiente, assieme alla Direzione Generale per la Protezione Natura e Mare del Ministero dell’Ambiente, ISPRA, SNPA, ARPA costiere, Aree Marine Protette e Regioni. La campagna comprende una serie di iniziative con la funzione di valorizzare l’attività di monitoraggio sull’ambiente marino già in atto.

Un calendario di eventi sul territorio che verrà inagurato l’11 aprile, in occasione della “Giornata del mare e della cultura marina”,  e passando per l’evento “Slow Fish” di Genova, si concluderà il 2 dicembre con la 21° Conferenza delle Parti della Convenzione di Barcellona per la Protezione del Mar Mediterraneo dall’Inquinamento a Napoli.

L’onorevole presenta così il progetto: «La campagna #IoSonoMare nasce dalla volontà di raccontare ai cittadini lo stato del mare, ma soprattutto quanto lo Stato fa per il mare. È giusto e importante che i risultati delle indagini vengano condivisi e diventino patrimonio di tutta la collettività. I prossimi mesi saranno i mesi del mare, coinvolgeremo Università ed enti di ricerca e daremo evidenza a tutte le esperienze raccolte attraverso le attività di studio e controllo dei nostri mari».

La raccolta dei dati consentirà ulteriori chiarimento per poter individuare in modo più efficace le criticità su cui intervenire con provvedimenti normativi e campagne di sensibilizzazione, come ad esempio il nuovo Ddl “Salvamare”, approvato in Consiglio dei ministri (contenuto principale la possibilità per i pescatori di portare a riva la plastica raccolta con le reti durante le battute di pesca) o la #PlasticFreeChallenge.

Il presidente ISPRA e SNPA, Stefano Laporta, ha dichiarato che «I risultati del monitoraggio della Strategia Marina effettuato in Italia mostrano un quadro non difforme da quello degli altri Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Poiché il mare non ha confini, il problema va quindi affrontato insieme a tutti gli Stati coinvolti. Per usare una simbologia efficace, siamo tutti sulla stessa barca e occorre remare insieme per procedere in questo percorso».