Un milione di campi da calcio e quasi cinque volte e mezzo la città di San Paolo. Queste le dimensioni del disboscamento avvenuto nella più grande foresta pluviale del pianeta, in Amazzonia. Si stima che tra luglio 2017 e luglio 2018 il Brasile abbia perso ben 7.900 chilometri quadrati di vegetazione. Il fenomeno, in calo progressivo dal 2004 al 2012 – in particolare grazie ai mezzi di controllo governativi -, è aumentato del 13,7% nell’ultimo anno. Il dato allarmante, ottenuto sulla base di immagini satellitari, è stato diffuso dallo stesso governo brasiliano.

L’Osservatorio sul clima del Brasile, una rete di organizzazioni non governative, ha inoltre dichiarato che l’aumento del tasso di deforestazione nella foresta amazzonica è avvenuto principalmente, oltre che per il disboscamento illegale, anche per l’espansione degli agricoltori alla ricerca di materie prime. ll ministro dell’ambiente brasiliano, Edson Duarte, ha invitato il governo ad aumentare la sorveglianza della giungla.

Secondo Greenpeace, infatti, la situazione potrebbe peggiorare se Jair Bolsonaro, presidente eletto di estrema destra, concretizzasse le modifiche di alcuni regolamenti ambientali. L’accaduto ha sollevato accese polemiche in Brasile e sembra che Bolsonaro, che programmava di fondere i ministeri dell’Agricoltura e dell’Ambiente, voglia attuare un cambiamento di rotta.

L’Amazzonia è il polmone verde del mondo, un territorio ricco di biodiversità e una delle migliori protezioni naturali contro il riscaldamento globale.