Un "Sistema di qualità nazionale benessere animale in zootecnia", per "elevare e garantire condizioni di benessere e salute animale significativamente superiori alle norme comunitarie e nazionali" tramite un sistema di etichettatura zootecnica per i prodotti di origine animale. È questa la proposta avanzata dalla deputata Rossella Muroni, ex presidente di Legambiente ed ora in parlamento nel gruppo di Liberi e Uguali (composto da Articolo Uno, Possibile e Sinistra) come rappresentante di Green Italia, associato alla lista dei Verdi.

La proposta, presentata in diretta Facebook da Legambiente e da Compassion in world farming Italia col titolo “Metodo di allevamento in etichetta”, si configurerebbe in un sistema di etichettatura in zootecnia per i prodotti di origine animale codificati in un tabellario strutturato su 4 criteri di definizione dei potenziali di benessere animale.

Ogni specie animale vedrebbe giudicata più livelli (ad esempio indici sui metodi di allevamento o sul tipo di gabbie utilizzate) creando un sistema nazionale univoco, che garantisca la tutela dei consumatori e la trasparenza.

L’onorevole Muroni ha dichiarato: «Nonostante la crescente sensibilità dei cittadini in Italia manca una certificazione univoca e volontaria ma garantita dal pubblico sul benessere animale in zootecnia accogliendo l'appello di Legambiente e Ciwf Italia ho presentato la proposta di legge – che prevede - l'indicazione in etichetta del metodo di allevamento e dell'eventuale uso di gabbie».

Antonino Morabito responsabile benessere animale di Legambiente, ha sottolineato che «l'esigenza di rafforzare gli impegni nell'approccio “One health” e l'attuale crisi causata dalla pandemia Covid-19 hanno reso evidente quanto siano insostenibili molti dei modelli economici attuali e che la minaccia per salute e ambiente passi anche dall'allevamento intensivo. L'Italia può e deve fare la propria parte; sarebbe paradossale se Parlamento e governo non lo facessero a partire dai modi più semplici. Uno di questi è fornire strumenti normativi affinché cittadini e allevatori possano concretamente contribuire».

Annamaria Pisapia, direttrice di Ciwf Italia, valuta positivamente «un percorso di trasparenza di cui il sistema alimentare italiano ha urgentemente bisogno».