L’Italia è nuovamente colpita dal maltempo, ma ci sono anche alcuni risvolti positivi. Per quanto il ponte compreso tra le festività pasquali e il 25 aprile non sia all’insegna del bel tempo, l’arrivo delle piogge salverà le campagne dalla siccità. A seguito del dimezzamento delle precipitazioni nel primo trimestre del 2019 al nord, pari al 50% rispetto alla media storica del periodo, la prospettiva per l’estate poteva essere molto negativa.

Sull'emergenza vegliano Coldiretti e Confagricoltura, le principali associazioni che riuniscono gli imprenditori agricoli italiani, le quali hanno presentato un’analisi basata sui dati Isac Cnr, evidenziando come l’allerta gialla maltempo diramata in questi giorni dalla protezione civile sia scattata proprio nelle regioni dove è più pesante il deficit idrico come Liguria, Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Toscana, Umbria e Lazio.

Per gli agricoltori il maltempo si rivela una vera e propria manna dal cielo che, oltre a rigenerare i campi, ripristina le scorte di neve e acqua sulle montagne, nei fiumi, nei laghi così come negli invasi e nei pozzi, fornendo nutrimento al terreno e un’importante riserva idrica per la nuova stagione primaverile di sviluppo delle coltivazioni, oltre a mitigare la stagione estiva potenzialmente arida.

Le coltivazioni primaverili che più beneficiano di questa perturbazione sono il granoturco, la soia, il girasole, la barbabietola, il riso e il pomodoro. Tuttavia, una semplice “nuvola passeggera” non basta, per tanto la Coldiretti si augura un prolungamento di piogge costanti e non intense nel periodo, sperando certo che non si crei la situazione opposta con precipitazioni violente e temporali dannose.

A tale proposito è utile considerare gli ultimi dati dell’Osservatorio Agrometeorologico Nazionale, pubblicati il 19 aprile, i quali evidenziano, nel triennio 2015-2017, una marcata accelerazione dei mutamenti climatici, già significativi negli anni precedenti (2009-2014) a confronto con le medie del periodo 1971-2000 (scarto del clima). Per quanto riguarda le precipitazioni, se nel periodo 2009-2014 si registrava un incremento dello scarto medio annuale di circa +12 mm, nel periodo 2015-2017 questo stesso valore è negativo per 11,6 mm. Fra il 2009 e il 2014 gli scarti medi annui di Nord, Centro e Sud sono tutti positivi e sostanzialmente coincidenti (+13-14 mm); nel triennio seguente, sono Nord e Centro a registrare deficit (rispettivamente -13 mm e -8 mm) mentre il Sud registra uno scarto positivo poco superiore ai 2 mm. Dagli indicatori climatici considerati (temperature massime ed evapotraspirazione in crescita, precipitazioni in flessione), si evince come il progredire del clima sia siccitoso, richiedendo frequentemente il ricorso all’irrigazione anche per colture che in precedenza non ne avevano bisogno.

Una prospettiva che mitiga i timori di Raffaele Maiorano, presidente di Confagricoltura Giovani (Anga) che lo scorso mese dichiarava che «la stagionalità è diventata imprevedibile: non si è più in grado di capire cosa coltivare, cosa seminare e in quali periodi farlo. Ciò avrà un impatto in termini di diminuzione o assenza della produzione, aumento dei prezzi e contraccolpi ambientali».