«Non stiamo parlando assolutamente di mettere in discussione la posizione di un ministro: ci mancherebbe altro». Così il vicepremier e leader M5S, Luigi Di Maio, in conferenza stampa a Montecitorio ha risposto a chi gli chiedeva se ritiene che Giovanni Tria si debba dimettere dopo le sue dichiarazioni sulla Tav. «Finché non avremmo raggiunto un accordo di governo e di maggioranza evitiamo di commentare sempre» la questione Tav, è stato l'auspicio del vicepremier.

Le divisioni nel governo italiano sulla Tav «hanno già delle conseguenze: nella Val Susa, il progetto ferroviario è interrotto e le gare sono sospese, mentre dall'altra parte della montagna, in Francia, il lavoro sta ancora progredendo. Una situazione irreale che non durerà per sempre». E' la sintesi di un lungo approfondimento che il quotidiano parigino Le Monde dedica al dossier Tav. Il tunnel Lione-Torino è infatti «un caso che vale più di 20 miliardi di euro»ma sta dividendo l'Italia, con il M5s «contrario al progetto» e la Lega «favorevole». Il giornale francese, nel ricostruire la vicenda, ricorda la mozione «a malapena di poche righe' approvata dalla Camera dei deputati lo scorso 21 febbraio (con 261 voti contro 136) con cui si chiede al governo Conte di «ridiscutere completamente il progetto Torino-Lione, nell'applicazione dell'accordo tra Italia e Francia». Le Monde si chiede «cosa significhi veramente questa dichiarazione di intenti? », se l'interruzione del cantiere o, al contrario, la conferma del suo interesse strategico. «Niente di tutto ciò è veramente chiaro» e, anzi, sarebbe proprio questa formulazione «nebulosa' della mozione ad aver garantito «un ampio consenso' in aula. In questo senso, «tutti possono rivendicare la vittoria» e così gli alleati di governo - Movimento 5 Stelle e Lega - hanno «scelto, piuttosto che firmare un armistizio, di accettare una tregua». Ma si tratta, conclude Le Monde, di una «situazione irreale».  

Ed è di oggi la pubblicazione del rapporto Assonime «Politica delle infrastrutture e degli investimenti: come migliorare il contesto italiano» che dice sì alla realizzazione di «una serie di interventi di manutenzione diffusi sul territorio, con un focus sulla viabilità e la sicurezza» ma «per sostenere la crescita economica e l'occupazione non va trascurata l'altra priorità immediata, che è quella di portare rapidamente a termine le opere avviate, con i cantieri aperti» tra cui la Tav. «Anche se la revisione dei progetti fa parte degli strumenti di cui dispone la politica infrastrutturale, bloccare senza valide motivazioni grandi progetti quali l'Alta velocità Torino Lione o la Gronda di Genova avrebbe un impatto negativo sulle prospettive di crescita dell'economia» si legge nel documento. Questo «per diversi motivi: interrompere le opere già in via di realizzazione e pensare di sostituirle con nuovi progetti di rilievo comporta una riduzione immediata della produzione, che solo dopo anni, come visto, produrrà un impatto sull'economia; cambiare idea rispetto a grandi progetti in corso di realizzazione determina una perdita di risorse pubbliche, non solo per le penali che abitualmente sono previste, ma anche perché quanto speso sino a quel momento è destinato a non avere alcuna utilità, restando un'opera incompiuta». Infine il Rapporto rileva che «bloccare opere in corso senza valide motivazioni alimenta l'impressione di inaffidabilità e instabilità delle scelte pubbliche in Italia e la percezione che si tratti di un Paese ad elevato rischio regolatorio».