Il lago d'Aral tenta la rinascita, ma solo nella zona kazaka. Negli ultimi trent'anni quello che una volta era il quarto specchio d'acqua del mondo per dimensioni si stava trasformando in un otto diviso in due bacini sempre più piccoli e destinati a scomparire nel tempo, a causa dell’evaporazione idrica e del massiccio utilizzo delle sue acque per irrigare i campi. Negli anni '60 il governo sovietico, seguendo un piano di coltivazione intensiva del cotone, deviò il corso degli affluenti dell'Aral, l'Amu Darya e il Syr Darya, per irrigare i campi nelle vaste e aride aree interne.

Secondo i dati della Nasa, la scelta del governo sovietico ha ridotto del 75% in 50 anni la superficie del lago, riducendolo un deserto e costringendo i cittadini, che vivevano di pesca, all’emigrazione. Per l’Onu si è trattato di «uno dei peggiori disastri ambientali mai causati dall'uomo».

Per fortuna non è tutto perduto e l’Aral sta ritornando a crescere seppur solo nella zona sotto il controllo del Kazakistan dove i pescatori, dopo anni di abbandono hanno deciso di ritornare.

Il progetto concluso nel 2005 dal governo di Astana, e finanziato della World Bank, ha previsto la costruzione di una diga di 12 chilometri lungo lo stretto canale che collega il lago nord con il bacino a sud e il miglioramento del flusso d'acqua del suo affluente. In tredici anni sono stati immessi oltre 30 miliardi di metri cubi d'acqua in quello che viene chiamato il piccolo Aral o Aral del Nord.

Ci sono voluti anni per vedere i primi risultati, ma nel 2017 i prodotti della pesca sono quintuplicati e nel 2018 l'attività è ancora più fiorente grazie al ripopolamento dei villaggi che sorgevano su quelle che erano un tempo le rive del lago. Nonostante il porto disti ancora 20 chilometri rispetto ai villaggi, i residenti della zona nutrono un grande ottimismo, consci di poter vedere il loro amato lago ritornare all’antica magnificenza.

Anche sull’altra sponda del lago sono state adottate alcune misure simili, ma senza grande successo a causa dell’economia locale che si regge sulla coltivazione del cotone, che vede l'Uzbekistan tra i maggiori esportatori al mondo. Fermare l'irrigazione o deviare il corso dei fiumi potrebbe significare condannare alla disoccupazione gli agricoltori uzbeki.

Il prosciugamento del lago ha inciso sul clima e sulle precipitazioni, mentre il fondale arido ha sollevato sale e polvere che uniti ai fertilizzanti avrebbero causato un aumento dei problemi respiratori nella popolazione. Un pericolo che gli ambientalisti stanno cercando di scongiurare attraverso processi di umidificazione del suolo.