Regna l’incertezza sul futuro dell’Ilva di Taranto. Intanto gli attivisti di Peacelink denunciano un nuovo aumento delle emissioni inquinanti provenienti dalla fabbrica. A pochi giorni dall’insediamento emerge il primo problema per il nuovo governo e soprattutto per il neoministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio. Sul tavolo tre opzioni per il futuro dello stabilimento: prosecuzione dell'attività dando priorità al risanamento ambientale; revisione dell'assetto della fabbrica chiudendo però l'area a caldo, maggiormente impattante con le emissioni, e lasciando le lavorazioni a freddo; infine, chiusura dello stabilimento e avvio di un piano di bonifica del sito e di riconversione green dell'economia.

Sta alla finestra la società Am Investco di Arcelor Mittal che lo scorso anno offrì una cifra ritenuta congrua dal governo e dai commissari, ma che non riesce a trovare un’intesa con i rappresentanti dei lavoratori e che non sa cosa farsene di una delle più grandi acciaierie d’Europa. In mezzo a questa miriade di problemi ci sono 11 mila lavoratori che temono la fine della cassa integrazione per il 31 luglio.

Nel contratto di governo siglato da Lega e Movimento 5 Stelle si parla del futuro dell’Ilva, ma in modo poco chiaro. Lo stesso Di Maio non ha dissipato i dubbi sul destino dell’acciaieria dichiarando la sua volontà di studiare in maniera approfondita i dossier governativi per poi prendere una decisione. L’unico esponente politico a esprimere un parere ufficiale è il pentastellato Lorenzo Fioramonti che ha incontrato i sindacati a Taranto insieme ad altri cinque deputati grillini. Il deputato si è dichiarato favorevole alla riconversione dello stabilimento, non credendo più nell’acciaio per la concorrenza delle fabbriche cinesi.

Più drastico, invece, Beppe Grillo che ha invitato il ministro a prendere come modello quello tedesco della Ruhr (bonificare e riconvertire l’area in economia green) suggerendo l’uso del reddito di cittadinanza e dei 2,2 milioni di euro di fondi europei per coprire gli stipendi dei dipendenti.

Non prende posizioni nette la Lega (alleata del Movimento 5 Stelle), ma tramite le parole di Matteo Salvini in un comizio elettorale a Brindisi («Non si devono distruggere posti di lavoro… Può esserci compatibilità tra salute e lavoro») lascia intendere la volontà di non chiudere definitivamente lo stabilimento.

A fronte di posizioni poco chiare e in alcuni casi apparentemente contrastanti cresce la spinta del comune pugliese di trovare una soluzione che faccia chiarezza sulla vicenda. Il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, ha scritto al ministro Di Maio chiedendo una veloce ripresa dei negoziati e sperando nel ritorno di «una Ilva resa finalmente sostenibile» e che «può ancora produrre ricchezza».

I segretari generali dei sindacati, Bentivogli della Fim, Re David della Fiom e Palombella della Uilm, chiedono al leader pentastellato di conoscere al più presto le misure che il Governo intende mettere in campo sottolineando il rischio che da luglio Mittal assuma la guida dell'Ilva anche senza accordo sindacale. Anche l’Unione dei sindacati di base (Usb), che si è precedentemente discostata dai pareri dei tre sindacati principali, ha espresso la volontà di arrivare a una soluzione il più presto possibile esortando il governo a fare chiarezza sulle questioni riguardanti l’Ilva.

Di ben altra posizione i movimenti ambientalisti nati a Taranto, che puntano alla chiusura dello stabilimento e spingono i 5Stelle a mantenere le promesse prese durante la campagna elettorale. Per questo motivo l’associazione Peacelink ha scritto ai ministri della Salute, Giulia Grillo, dell'Ambiente, Sergio Costa, e al governatore pugliese, Michele Emiliano, denunciando che «solo ora si delineano i contorni di un possibile disastro ambientale in una nuova area del territorio tarantino: parliamo dello smaltimento delle scorie contaminate dell'Ilva». Per gli ambientalisti: «Non è il disastro ambientale di cui tanto si è parlato in questi anni, ma un nuovo e inedito pericolo che sta portando al divieto delle attività agricole nella zona di Statte. Al divieto di pascolo ora si aggiunge un divieto di consumo di frutta e verdura… Parliamo dei livelli di contaminazione nei pressi delle discariche Ilva che si trovano fra Taranto e Statte. Sono livelli di contaminazione accertati solo di recente dal Comune di Statte e che hanno portato ad un'ordinanza di divieto delle attività agricole».